Giunta regionale. Troppe incognite sul dopo Cia

Uno spazio per il PATT nella Giunta regionale? Pura illusione dato che non ci sono le premesse politiche per un ingresso della compagine autonomista all’interno della Giunta regionale poiché il PATT ha già fatto capire nel corso del 2020 che correrà affianco a un centrosinistra a trazione civica.

La questione politica che sta interessando questi giorni in merito al sostituto di Claudio Cia in in giunta regionale – si ricorda che l’ormai ex Assessore ha deciso di aderire a Fratelli d’Italia andando così in contrasto con la maggioranza SVP-Lega – sta scaldando il dibattito politico, con un totonomi che vede coinvolte figure come quella di Ugo Rossi, che ha smentito qualsiasi possibilità di un suo ingresso, di Lorenzo Ossanna, in rotta con il suo partito, o di Walter Kaswalder. Da questo totonomi, l’unica possibilità concreta nei fatti è quella di porre l’attuale Presidente del Consiglio provinciale trentino in un posto nella Giunta regionale, liberando così lo scranno più alto a Trento.

Il segretario del Patt, Simone Marchiori, ieri aveva dichiarato al quotidiano “L’Adige” che della cosa non si è ancora mai parlato, ma che “se ci sarà un disegno, come maggioranza regionale, in cui il Patt può dare un contributo, soprattutto per riavvicinare Trento e Bolzano, allora dovrà essere coinvolto il partito e faremo le nostre valutazioni, per vedere chi può interpretare al meglio questo ruolo“. In questa partita comunque un ruolo fondamentale rivestono i Consiglieri provinciali, che strizzano l’occhio al PD e che quindi difficilmente potrebbero entrare in una maggioranza insieme alla Lega.

Abbastanza rilevante in questo contesto è Mattia Gottardi della lista La Civica, che aspirerebbe ad avere un posto nella Giunta regionale dopo che la loro compagine si è vista terribilmente minacciata dal PATT blockfrei alle elezioni amministrative dello scorso settembre. Un posto di Governo rilancerebbe lui e la sua lista ma c’è il rischio che non si trovi l’accordo politico al riguardo, lasciando Kaswalder come unica soluzione possibile.

Possibile, ma complessa: prima di dimettersi da Presidente del Consiglio provinciale, è infatti necessario avviare un dialogo con la minoranza trentina perché il Presidente, per essere eletto, necessita di almeno 24 voti, che devono essere frutto di un accordo con l’opposizione, oggi abbastanza improbabile.