Mentre l’Ue indica il Trentino in zona rossa scura, l’Italia ora è alle prese con la variante inglese (che preoccupa)

A poche ore dall’inserimento delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano tra le zone rosso scuro, ovvero quelle con il più alto rischio di contagi, all’interno della mappa del Centro europeo per prevenzione e controllo delle malattie dell’UE, per l’Italia arriva una nuova “doccia gelata” che rischia di creare numerosi strascichi.

Se da un lato sale la preoccupazione per la classificazione europea dei nostri territori, dall’altro ad allarmare arriva la notizia della velocità con la quale, la tanto temuta variante inglese, sta circolando in Italia.

Stando a quanto riporta un report promosso dal Ministero della Salute e dall’Istituto superiore di Sanità infatti, attualmente in Italia, quasi il 20% degli ammalati di Covid avrebbe contratto la controversa variante inglese.

La variante inglese, come è noto, è il nuovo (e mutato) ramo del Covid-19 scoperto ancora lo scorso autunno in Inghilterra, ed è stato subito oggetto dell’attenzione internazionale per la sua maggior virulenza e la maggior contagiosità (+50%) rispetto al virus originario.

Come riporta Fanpage, citando il lavoro dell’ISS, l’indagine è stata inizialmente promossa a livello regionale per verificare quale fosse la circolazione di questa variante sul suolo italiano. Le ipotesi iniziali erano che la percentuale fosse intorno al 5%, dato che è stato smentito rivelando un numero quattro volte superiore.

Non solo, la variante inglese sarebbe molto più presente nei territori del centro Italia, in regioni come Toscana, Emilia, Umbria, Abruzzo e Marche. Zone dove l’allerta continua ad essere molto alta dato l’alto numero di contagi.