Riapertura impianti: alla fine era uno scherzo di Carnevale. Ricciardi parla di un nuovo lockdown e non è uno scherzo

La giornata di ieri ha segnato un nuovo punto di rottura tra le attività della montagna e il Ministro della Salute Roberto Speranza. A circa 12 ore dall’apertura della stagione sciistica, infatti, il Ministro ha disposto un prolungamento della chiusura degli impianti fino al 5 marzo, rendendo di fatto nulla la stagione invernale.

Un colpo durissimo per tantissime regioni, soprattutto quelle del Centro-nord, che vedono il proprio comparto turistico montano messo a dura prova: contrariamente a quanto avvenuto questa estate per le località balneari, le montagne non hanno mai potuto dare il via alla propria stagione e al momento non si vede il benché minimo ristoro. La situazione è ancor più drammatica per regioni come Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e soprattutto Trentino-Alto Adige, che vedranno una significativa contrazione del fatturato 2021 a causa di questa decisione.

La levata di scudi da parte delle istituzioni regionali locali ovviamente non si è fatta attendere: “Allibito da questa decisione, è una mancanza di rispetto” afferma Alberto Cirio, Presidente del Piemonte in quota Forza Italia; Luigi Bertschy, Assessore regionale valdostano agli impianti di risalita, sostiene che il rinvio dell’apertura degli impianti sia una beffa, alla luce dei dati sanitari attuali; Attilio Fontana, Presidente leghista della Lombardia, è ancora più critico (“Colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Speranza chieda scusa“).

La decisione di Speranza ha aperto anche una profonda crepa all’interno della maggioranza stessa del nuovo Governo Draghi, con la Lega subito all’attacco della decisione: “Non si può continuare con il ‘metodo Conte’, annunciando la domenica e chiudendo il lunedì, col benestare del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati” sostengono Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, Capigruppo del Carroccio al Senato e alla Camera. Il tutto mentre il Segretario Matteo Salvini insieme ai nuovi ministri leghisti Garavaglia, Giorgetti e Stefani stava discutendo di un piano di ristori da assegnare subito al comparto montano.

Ma al di là di quelli che saranno gli sviluppi interni al Governo Draghi, che dopo nemmeno un giorno di Governo si trova già a fronteggiare una spaccatura difficilmente colmabile, sono molte le domande che ci si devono porre. Speranza ha affermato che la chiusura si è resa necessaria in seguito all’escalation di casi da “variante inglese” che sono ormai oltre il 20% dei casi totali registrati nel Paese. Ma come è stata possibile una simile diffusione?

Certamente, i contagi non sono mai colpa delle amministrazioni politiche: anche stati estremamente rigidi nella lotta al Covid sono poi capitolati di fronte alla diffusione del contagio. La differenza però sta nelle misure contenitive e nella capacità di imporre poche regole ma chiare che i cittadini devono rispettare. L’esempio austriaco, in questo caso, avrebbe potuto aiutare: nessuno può infatti recarsi nel Paese senza un tampone negativo al Covid effettuato la massimo 48 ore prima e all’interno dei confini nazionali vige l’obbligo di mascherina FFP2, limitando al minimo possibile i contagi. Due misure molto semplici che però non hanno trovato applicazione pratica nel nostro Paese.

La soluzione italiana, invece, sembra essere di nuovo il lockdown: Walter Ricciardi, consulente di Speranza e già membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha infatti caldeggiato un secondo lockdown totale e nazionale. Resa così sembrerebbe l’ennesima imposizione rigorista come se dall’anno scorso a oggi non fosse cambiato nulla. Nei fatti, Ricciardi è sceso più nello specifico.

Su Twitter, il medico ha infatti delineato il suo progetto in tre punti: lockdown brevi e mirati per arrivare a un’incidenza di massimo 50 casi ogni 100.000 abitanti; adottare un piano “Test & Trace” efficace, magari rilasciando una sorta di “patenti di immunità”; procedere speditamente con la campagna di vaccinazioni.

Un piano caldeggiato anche da Matteo Orfini, ex-Presidente e Segretario del Partito Democratico: “Per tracciare il virus, serve diminuirne la circolazione. L’alta circolazione durante la campagna di vaccinazione può favorire le mutazioni e la variante inglese ha preso piede. Suggerire il lockdown è impopolare, ma non è assurdo” scrive su Twitter il Dem, appoggiando nei fatti il “piano Ricciardi” che incontra il favore anche di Carlo Calenda, leader di Azione, formazione della quale Ricciardi è un “padre fondatore”.

Ricciardi potrebbe anche non avere tutti i torti, qualora il lockdown venisse affiancato efficacemente da una rapida campagna di vaccinazione e dalla capacità di un “Test & Trace” in tempi umanamente – ed economicamente – accettabili: un tampone molecolare, ritenuto il più affidabile per valutare l’effettiva positività o negatività al Covid-19, ha un tempo di refertazione stimato di circa 5/6 giorni, secondo l’Azienda Provinciale trentina per i Servizi Sanitari. Ipotizzando di tamponare l’intero Paese, considerando che a oggi i tamponi giornalieri medi effettuati sull’intero territorio nazionale sono circa 140.000 (stima effettuata in base ai dati della Protezione Civile della settimana 8-14 febbraio, ndr), per fare un “Test & Trace” dell’intera popolazione nazionale bisognerebbe dedicare molte più risorse ai tamponi a tappeto, altrimenti con questa media giornaliera non basterebbe un anno di lockdown a rilasciare una patente di immunità.

Sul lato vaccini, i problemi sono ancor più gravi: tra ritardi nella consegna e dubbi sull’effettiva capacità di annullare la trasmissione del virus, finora non c’è stato molto da festeggiare. Certo, molti dati sanitari mostrano un crollo dei contagi all’interno delle strutture ospedaliere, un segnale incoraggiante che dimostra – pur su un campione molto ristretto – una certa efficacia dell’immunizzazione vaccinale. Ma anche qui, tra i retweet di Ricciardi, incombe un terribile dubbio: Eric Topol, professore di medicina molecolare presso lo Scripps Research Institute, sostiene come la “variante sudafricana” abbia sostanzialmente azzerato gli effetti del vaccino, riuscendo però a contenere il contagio tramite la “mitigazione submassimale“.

Ammettendo, comunque, che potrebbe esserci una fonte scientifica ad affermare che il lockdown possa essere una soluzione, Ricciardi – e con lui buona parte della classe politica – dimentica un fondamentale punto perché ci sia coesione sociale intorno a nuove misure restrittive: se il primo lockdown nazionale dello scorso anno ha avuto in fondo un’accettazione da parte della popolazione nella speranza che si potesse sconfiggere il virus, una seconda chiusura non verrà mai digerita dagli italiani senza una contemporanea accelerazione sul tema ristori. Ormai è lunghissima la lista di attività economiche, commerciali, turistiche e quant’altro che rischia di non rivedere la luce né con né senza il Covid. Il “bazooka poderoso” promesso dal Governo Conte II non ha ancora sparato nemmeno un colpo o se ha sparato è stato sicuramente “a salve”.

Mario Draghi avrà certamente l’opzione lockdown sul tavolo ma dovrà decidere tenendo conto di tutte le istanze: la salute fisica dei cittadini italiani deve andare di pari passo con la salute economica dell’intero sistema Paese, cercando di limitare ancora una volta i danni e sperando di uscire presto da incresciose chiusure a 12 ore dalle riaperture previste.

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.