Donna uccisa a Trento: appello su Change e Raccolta fondi degli Alpini

Per i 4 figli di Deborah, la RACCOLTA FONDI QUI

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Deborah Saltori è stata brutalmente uccisa dal marito da cui si stava separando. Questo atto di violenza crudele ha privato della loro mamma quattro tra bambini e ragazzi, tutti in un’età in cui la figura genitoriale è fondamentale sia dal punto di vista emotivo ed educativo, sia dal punto di vista materiale.
Per aiutare i quattro orfani ad affrontare questo momento drammatico la comunità di Meano ha deciso di promuovere una raccolta fondi che mira ad alleviare le difficoltà di una famiglia già pesantemente provata.


I fondi saranno gestiti dal gruppo Alpini di Vigo Cortesano, che saranno garanti del
corretto impiego della cifra raccolta: tutte le donazioni potranno essere utilizzate solo ed esclusivamente per il benessere dei figli di Deborah.


Crediamo che lo sgomento, la rabbia e la commozione che seguono i femminicidi
debbano trasformarsi in iniziative concrete a favore delle vittime, anche di quelle “secondarie” e spesso dimenticate come lo sono i figli, privati in un sol colpo di entrambe le figure genitoriali.

LA PETIZIONE

La violenza contro le donne non è una questione che riguarda altri. E’ un problema di noi uomini. E’ ora di prenderne atto. Riguarda mariti ed ex mariti, compagni che non lo sono più, parenti e amici che si rivelano aguzzini. Maschi incapaci di gestire la frustrazione di un abbandono, di accettare la libertà delle donne, di convivere con l’autonomia femminile e che senza alcuna giustificazione insultano, aggrediscono, picchiano, uccidono.

E non ci si può giustificare con l’incapacità di controllare la rabbia. Il problema è molto più profondo e affonda le sue radici in una società e in una cultura in cui la prevaricazione maschile, l’asimmetria della relazione, l’assenza della parità di genere sono fenomeni socialmente accettati. Siamo noi uomini gli attori di comunità che ancora oggi non riconoscono l’uguaglianza e la pari dignità tra uomini e donne e in modo più o meno esplicito sdoganano offese sessuali, insulti sessisti e fanno passare come normale un linguaggio che offende la dignità delle donne.

La brutale uccisione di Deborah, ammazzata dall’ex compagno, è solo l’ultima in un elenco drammatico di violenza di fronte a cui dobbiamo sentirci chiamati in causa in prima persona. E non bastano più parole di circostanza. Dobbiamo sentirci responsabili di non aver educato i nostri figli alla cultura del rispetto e non aver sostenuto le nostre figlie, amiche, compagne nella loro lotta per l’uguaglianza, per essere rimasti in silenzio di fronte a parole e azioni che feriscono e uccidono.

Noi uomini, mariti, figli, padri, giovani e anziani, siamo chiamati ad una netta assunzione di responsabilità pubblica, una presa di coscienza e un’azione a fianco di tutte le donne per costruire da oggi, ciascuno di noi nella propria dimensione privata e nell’esercizio del proprio ruolo sociale,  una società trentina che condanna la violenza di genere, che si impegna a fianco delle donne per costruire una cultura del rispetto delle differenze. Servono condanne, ma serve soprattutto che noi uomini agiamo dentro le nostre famiglie, sui luoghi di lavoro, nei luoghi della politica e dell’informazione, nelle aule legislative e nei tribunali per costruire una svolta nei comportamenti di ciascuno di noi. Serve fare educazione alle pari opportunità e contro la violenza sulle donne in tutte le scuole.

Le nostre mani non siano più armi, ma strumenti per costruire una società in cui la parità e il rispetto tra i generi diventino realtà ogni giorno. Foto facebook.

Petizione Change.org QUI https://www.change.org/p/societ%C3%A0-trentina-societ%C3%A0-trentina?source_location=petitions_browse