Il Trentino rischia la zona rossa. Fugatti: “Lo sapremo venerdì, ma i numeri sono in crescita”

Tra le regioni che stanno vedendo la curva epidemiologica salire, c’è anche il Trentino. Lo afferma direttamente il presidente Maurizio Fugatti, rispondendo a una domanda giunta nel corso di una diretta Facebook nella quale il Presidente della Provincia Autonoma di Trento stava parlando dei dati sanitari.

Sicuramente non ci sono dati positivi, c’è una crescita del contagio. Venerdì sapremo quale sarà la classificazione concessa al Trentino dall’Istituto Superiore di Sanità” è stata la risposta di Fugatti, sintomo di un rischio concreto di un passaggio a una zona rossa. Già da metà febbraio, la PAT era diventata arancione dopo che l’indice Rt era schizzato a 1.2, evidenziando una situazione più critica.

I numeri che incutono timori nella Giunta provinciale e in tutti i trentini sono presto detti: più dell’8% dei tamponi hanno avuto esito positivo, i ricoveri tornano a superare le dimissioni ospedaliere, nelle ultime 24 ore ci sono stati tre nuovi pazienti in terapia intensiva e altri tre morti. I dati possono essere però letti in diversi modi: la percentuale dei tamponi positivi dipende inevitabilmente dai tamponi effettuati, tanto che già nelle scorse settimane il Presidente dell’Alto Adige Arno Kompatscher aveva stigmatizzato l’uso della percentuale di positivi come criterio per definire il colore delle regioni, affermando che “sarebbe sufficiente non fare più tamponi per uscire dalla zona rossa“; anche il rapporto ricoveri/dimissioni risulta poco efficace, dal momento che il Covid ha avuto una netta riduzione nel tasso di ospedalizzazione.

Queste osservazioni non bastano però a smentire l’aumento della curva, che fa presagire un’effettiva terza ondata del virus, aggravata dalla presenza delle varianti, proprio a ridosso della campagna vaccinale. Una campagna che però sembra già minata nelle fondamenta, dal momento che sono state riscontrare irregolarità nell’arrivo delle forniture e quasi la metà dei medici non hanno aderito al protocollo per la somministrazione di AstraZeneca.

Il tutto mentre Israele continua ad avere percentuali impressionanti di vaccinati, il Regno Unito programma già la riapertura dei luoghi pubblici come gli stadi di calcio e gli Stati Uniti premono sull’acceleratore per poter tornare alla normalità già dall’estate. Il problema rischia di non essere solo italiano o trentino, ma europeo.