Covid. Nuovo studio evidenzia: “Grazie a mascherine evitati oltre 30 mila casi durante prima ondata”

Stando a quanto riporta uno studio condotto dall’Università di Padova e successivamente pubblicato sulla rivista specializzata Infectious Diseases, l’uso delle mascherine, in Italia, avrebbe evitato oltre 30.000 contagi durante la prima ondata della pandemia di Covid-19.

Per arrivare a tale risultato, nel loro lavoro i ricercatori hanno analizzato matematicamente i dati di 8 regioni italiane che avevano inizialmente adottato misure contenitive diverse, andate ad aggiungersi a quelle emanate dal Governo centrale. Il coordinatore del team, Morten Gram Pedersen, ha affermato come sia stata notata una correlazione tra il lockdown della scorsa primavera e il picco della prima fase della pandemia, specificando come questa misura sia stata fondamentale per la decrescita dei casi.

Non solo, il ricercatore ha affermato anche come l’incentivo (o in alcuni casi l’obbligo) dell’utilizzo delle mascherine sia stato utilissimo, aggiungendo: “A sorpresa in alcune regioni abbiamo identificato ulteriori cali della trasmissione virale a metà aprile che corrispondono bene con la fornitura di mascherine gratuite e/o l’obbligo di usarle. Non abbiamo visto una simile riduzione in posti dove non erano stati introdotti interventi locali aggiuntivi”.

Come correttamente riportato da ANSA, è stato reso noto come i ricercatori, oltre all’utilizzo delle mascherine, abbiano provato a ricercare altri fattori comuni tra le regioni che possano aver contribuito a tale risultato, non trovando però altre corrispondenze. Inoltre, i risultati ottenuti dal team dell’università padovana sull’importanza di utilizzare le mascherine, sarebbero in linea con quelli svolti in altre nazioni come gli Stati Uniti o la Germania.

“In ogni caso sottolineiamo che quando la situazione si fa critica, le mascherine da sole sono insufficienti e dovrebbero essere usate in aggiunta ad altre misure di contenimento, come lockdown parziali o totali, per contribuire alla protezione della salute pubblica” ha poi concluso il co-autore dello studio, l’italiano Matteo Menghini.