Trento, scatta l’operazione “Matrioska”: nove arresti per frode informatica e riciclaggio

Gli investigatori trentini della Squadra Mobile e del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria avevano tratto in arresto, già lo scorso 13 ottobre 2020, sette indagati per aver costituito un gruppo di hacker, specializzati nella tecnica del Business Email Compromise. Si tratta di una truffa legata alla compromissione dell’indirizzo email aziendale, ritenuta uno dei sistemi più innovativi di hackeraggio: i “cyber criminali” infatti entrano, leggono segretamente la posta, dirottando nelle tasche dei criminali i pagamenti relativi all’acquisto di prodotti.

I sette arrestati – cinque italiani, un rumeno e un cingalese – avevano colpito anche una società trentina, fornitore del settore siderurgico, da mesi impegnata nella cessione di un macchinario industriale a una società bosniaca. Dopo essersi accorti di essere stati soggetti della truffa, hanno consegnato il materiale agli investigatori, che hanno così scoperto una rete di hacking che andava dal Veneto alla Lombardia, dall’Emilia-Romagna al Friuli-Venezia Giulia. Nell’ambito di alcune perquisizioni, sono stati rinvenuti altri due complici della banda: un italiano di Reggio Emilia e un nigeriano, rei di aver partecipato fattivamente al riciclaggio di 600.000 euro provenienti dalla truffa ai danni della società trentina.

I soldi venivano veicolati tramite numerosi bonifici verso i conti correnti di sei società “fantasma”, con sede a Milano, Modena e Reggio Emilia. Attraverso false causali, venivano poi frazionati e bonificati verso quattro conti correnti esteri in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna, oltre a un conto corrente polacco intestato a un prestanome italiano e un conto corrente italiano con un prestanome senegalese.

Dopo essere stati spediti all’estero, i soldi tornavano in Italia con nuovi bonifici operati verso il conto corrente di due società di Modena, venendo poi prelevati in contanti, sparendo del tutto dalla circolazione. L’attività investigativa eseguita dagli inquirenti esteri è stata ancora una volta decisiva, in particolare la Bundeskriminalamt, la Polizia Federale Tedesca, che ha localizzato l’indagato nigeriano a Brema, arrestandolo.

Le indagini svolte in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza confermano, alla luce dell’attuale emergenza sanitaria e del conseguente aumento del flusso di informazioni che circolano via mail, l’incessante impegno profuso a difesa della sana imprenditoria e di tutti i privati cittadini, esposti sempre più ai rischi di attacchi da parte della criminalità.