L’Europa perde al gioco della sedia

Un secolo o solo pochi anni fa né in un ristorante né in un bar né su un autobus, ad una riunione o ad una cena nessun uomo avrebbe osato sedersi lasciando una donna in piedi, nessun uomo si sarebbe seduto prima che si fossero sedute tutte le donne presenti.

Si chiama buona educazione, quella buona educazione che è venuta meno nel corso di questi decenni tanto da interessare persino le più alte cariche in Europa. Ci si comportava così perché vi era un senso di Europa diverso da quello moderno, dove la forma e l’educazione rappresentavano un vero e proprio simbolo per un continente che aspirava nelle sue ambizioni a dominare l’intero mondo anche per mezzo di questi mezzi.

Tutto ciò senza femminismo, non una di meno o altre cazzate ma solo perché un secolo o cinquant’anni fa un uomo sapeva comportarsi da uomo e conosceva le elementari regole della galanteria e della cavalleria.

Era doveroso da parte di Michel prendere una posizione più netta, e rifiutarsi di partecipare all’incontro oppure cedere la sua sedia a Von der Leyen. “Perché è rimasto zitto?”, si è chiesta su Twitter la parlamentare europea Sophie in ‘t Veld, olandese e appartenente al gruppo dei Liberali. «Da Erdoğan non ci aspetta niente di diverso, ma fa amarezza il fatto che il presidente del Consiglio Europeo sia sceso al suo livello», ha commentato l’ex cancelliere austriaco Christian Kern.

A Bruxelles esiste da tempo un movimento piuttosto sotterraneo che segnala episodi di sessismo all’interno delle istituzioni: uno dei più attivi è MeTOOEP,che lavora al Parlamento Europeo e oltre a fare pressione per ottenere una piena parità di genere nelle istituzioni raccoglie testimonianze di molestie e violenze subite dalle donne.

Secondo alcuni, quello che è successo è la dimostrazione che l’Unione Europea non abbia l’autorevolezza e la credibilità necessarie per condurre una politica estera forte e di controllo anche nei confronti dei vari paesi europei. «Il passo falso del divano è una perfetta allegoria della politica estera europea», ha scritto Roman Pable, esperto di relazioni internazionali e consulente politico del gruppo dei Liberali al Parlamento Europeo: «sul piano internazionale veniamo trattati senza alcun rispetto, ma invece che discutere del perché succede ci mostriamo indignati senza cambiare niente di sostanziale, ma restando in pace con noi stessi».