L’italica giustizia: l’emblema di uno Stato che gira al contrario

L’Italia è davvero uno strano Paese: un posto in cui tutto sembra girare al contrario. Una terra bellissima, favorita da un clima eccellente e da paesaggi da favola, con una storia formidabile e monumenti da levare il fiato: eppure, l’Italia non funziona.

E’ come se ci fosse un intoppo: della sabbia tra gli ingranaggi che impedisce alla nostra terra di mettere a frutto le sue enormi potenzialità. Per esempio, la giustizia. Si sa che la giustizia o, meglio la sua applicazione rapida ed efficace, è alla base dello sviluppo di una società civile e moderna: ebbene, da noi la giustizia è spesso profondamente ingiusta.

Non solo numerosissime inchieste giudiziarie si dimostrano del tutto inefficaci e, sovente, campate in aria, ma le sentenze arrivano con decenni di ritardo: e già questo si chiama ingiustizia, giacché, fidando nella lentezza dei meccanismi, i disonesti la spuntano quasi sempre. Un cittadino perbene avrà sempre enormi remore nel fare causa a chi lo abbia vessato: spese, lungaggini, storture, lo dissuaderanno dal rivolgersi alla giustizia. Abbozzerà e via.

Prendiamo due casi eclatanti: il primo riguarda un’inchiesta finita nel nulla, dopo quasi nove anni. Sto parlando dell’indagine su Bertolaso, sputtanato in lungo e in largo per sue presunte malversazioni, che, lo dice la sentenza, non sussistono. Capito? Non ci furono: l’inchiesta si fondava sul niente. Glisso su quanto questo ghiribizzo ci sia costato: io penso a Bertolaso, cui queste ombre hanno rovinato la vita e, parzialmente, la carriera. Dubito che i fantasiosi inquirenti gli abbiano chiesto scusa: da noi, un magistrato ha sempre ragione, anche quando sbaglia.

L’altro è un bell’esempio d’inerzia, a fronte dell’ipercinesi del caso precedente: i banchi a rotelle. Immagino ve li ricordiate: un’idea demente, una pratica scellerata, un fiasco previsto. Quei quasi cinquecento milioni buttati nel cesso erano soldi nostri: soldi di noi, intendo, guadagnati, sudati ed elargiti all’erario. E’ come se qualcuno ce li avesse sfilati di tasca per farne coriandoli: con l’aggravante del momento drammatico in cui l’idiozia è stata messa in atto.

Questi quasi cinquecento milioni sono finiti in tasca a qualcuno, sono passati attraverso la mediazione di qualcun altro, sono stati indirizzati, gestiti, spesi, da qualche burocrate che ci ha messo la riverita firma. Possibile che a nessuno, tra i solerti indagatori della Repubblica, sia venuto in mente che qualcosina, in tutta la faccenda, puzzava? Chi ha prodotto i banchi, chi li ha venduti, com’è stato scelto: come ha fatto a produrre tanto materiale in così breve tempo, vista la lentezza, ad esempio, dei vaccini?

E, ora, dove sono stoccati questi capolavori della tecnologia? Immagino in enormi magazzini, per i quali si continuino a pagare cifre astronomiche d’affitto a qualcuno. Eppure, gli ideatori di questa colossale porcata non solo non sono indagati, ma addirittura si vantano delle loro brillanti trovate. E, poi, volete che la gente non s’incazzi?

E quello della giustizia è solo un esempio che mi viene in mente, perché ho sentito di Bertolaso al telegiornale. Ma, in Italia, le cose che funzionano come dovrebbero sono davvero poche: eppure, la soluzione sembrerebbe lì, a portata di mano.

Solo che, quasi sempre, si tratta della mano sbagliata.

Marco Cimmino