Covid. Pagano (Lega): “Forse Speranza dovrebbe essere meno ipocondriaco. E’ arrivato il momento di aprire”

Alessandro Pagano, vicecapogruppo della Lega alla Camera, è intervenuto stamane ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus per parlare delle possibili riaperture e fornire il proprio punto di vista su questa delicata vicenda.

L’esponente leghista ha iniziato il suo intervento trattando proprio il delicato tema delle riaperture: La Lega è entrata in questo governo anche e soprattutto per cercare di dare un impulso concreto sulla vita reale, c’era un approccio completamente sbagliato nei confronti dei cittadini che vivono la vita di tutti i giorni e non nell’iperuranio –ha affermato Pagano-. C’è una parte del governo che non riaprirebbe mai e dall’altra parte c’è la Lega che sta dimostrando con i fatti, con argomentazioni serie, che quel teorema non va per niente bene ed è arrivato il momento di aprire. Il libro di Speranza in cui il ministro diceva “così potremo riaprire” ha dimostrato con i fatti che il suo approccio non andava bene. C’è uno scontro dal punto di vista culturale. Il direttore dello Spallanzani ha detto che per lui risulta indispensabile un approccio culturale diverso, vivere la vita di tutti i giorni con le mascherine e con tutte le accortezze del caso ma riaprendo. Il problema è che finora invece l’approccio è stato quello di chiudere a casa le persone. Adesso è arrivato il momento di dire basta con questo approccio”.

Proseguendo nel suo intervento, Alessandro Pagano ha poi commentato la famosa frase del Premier Draghi “Riapriremo quando i dati lo permetteranno”, specificando: “Draghi è stato indotto a dire questo, ma da uomo intelligente sta vedendo che quello che gli hanno detto non funziona deve vedere quello che succede altrove, ad esempio in Spagna dove hanno scelto un altro approccio e hanno meno morti di noi. Forse il ministro Speranza deve essere un po’ meno ipocondriaco, con tutto il rispetto. Abbiamo 12 milioni di persone che prendono ansiolitici, altri 3 milioni non si curano ma hanno sintomi di depressione, io ritengo che questo approccio che abbiamo avuto fino ad ora non può diventare il metodo di questo anno 2021. Per fortuna abbiamo un Presidente del Consiglio che ascolta, non si fa condizionare da nessuno, non è un avvocato di provincia che è arrivato l’altro ieri”.

Infine, concludendo, il vicecapogruppo della Lega alla Camera ha trattato anche la questione delle terapie domiciliari anti Covid, asserendo: “Le terapie domiciliari sono un vulnus di questo anno di pandemia, è risaputo che fino ad oggi non esiste un approccio uniforme sulle cure domiciliari, c’è voluta una sentenza del Tar e poi una proposta della Lega in Senato per smuovere le acque su questo argomento. Il 90% di coloro che sono colpiti dal covid ha sintomi lievi e quindi non c’è bisogno che vada in ospedale“.