Annalisa Malara scrive il libro dei giorni di Codogno che han salvato l’Italia

In scienza e coscienza.

Non ci credevano in Italia, anche se ne parlavano da giorni. Tutti lo pensavano ma certamente non lo volevano credere, speravano di no: in Lombardia e in Veneto era arrivato a passi lunghi e ben distesi il Coronavirus. Silenziosamente era già tra noi e in pochi mesi avrebbe stravolto la vita di tutta Europa. Di tutto il mondo.

Il medico pietoso fa marcire la piaga. Per cui non ci ha pensato due volte Annalisa. Il tampone che ha fatto tremare i polsi alla pianura padana ha – di fatto – salvato il resto d’Italia. Non c’è molto da dire. Non eravamo pronti. Da ecatombe a pandemia la differenza è bella grande. Grazie Annalisa. Ma cosa ha fatto questo staff?

Troppo alto il costo in termini di vite umane pagato al coronavirus. L’ho visto con i miei occhi e non posso né voglio tacere ciò che ho imparato in corsia. Annalisa Malara

Ieri sera in collegamento zoom l’autrice del libro ne ha parlato presentandolo in sede Riflessioni in Comune nel Comune di Lodi con Giulio Gallera. Presenti i rappresentati amministrativi dei comuni interessati: il Sindaco di Codogno e ospitante il ViceSindaco di Lodi.

Insieme al dottore in forza all’epoca nella clinica del fatto. Il direttore del Pronto Soccorso Stefano Paglia.

In scienza e coscienza. Cos’è successo davvero nei mesi che hanno cambiato il mondo.

“Come ti chiami?” “Mi chiamo Felice!” Risponde da dietro la mascherina.

Si chiude in questo modo il racconto di Annalisa, che era in servizio quella mattina a Codogno. Lui è il ragazzo dell’accoglienza ospedaliera e lei una dottoressa anestesista.

In presidio lo staff si prepara a un turno montante notte. Una notte in ospedale. In pronto soccorso.

A dare il via alla crisi sanitaria fu un virus: quella notte arriva uno strano caso di polmonite. Quella che in seguito diventa la stranota polmonite interstiziale.

Il mattino dopo la dottoressa Annalisa Malara, anestesista, è di turno in terapia intensiva quando le portano il giovane Mattia. Il caso del giovane atleta refrattario alle cure tradizionali che mette in allerta lo staff.

È il 20 febbraio e da poco più di un mese si ha notizia di un virus misterioso che uccide, a Wuhan. Sta scritto nel libro.

Qui non si era pronti a questo protocollo ma una mente scientifica sa che se non si cerca, non si trova.

“Annalisa non perde tempo e si procede d’urgenza con un tampone. Positivo. Mattia Maestri è il primo paziente italiano a cui viene diagnosticato il Covid- 19. È in arrivo uno tsunami e dall’ospedale di Codogno hanno appena suonato la campana d’allarme. Da quel giorno la vita di Annalisa e di noi tutti è cambiata.”

CM