Il PNRR non convince l’Europa e neanche gli italiani

Mario Draghi

“Ursula, se non dai il via libera al piano italiano di investimenti, ti faccio restare in piedi e rimpiangerai il divano di Erdogan”. Sua Divinità -secondo le ricostruzioni dei media italiani di servizio – ha ordinato a Von der Leyen di approvare quella pernacchia (Pnrr) che è il piano nazionale di ripresa e resilienza. Una pernacchia misteriosa, visto che il governo dei Migliori ha evitato di far conoscere il piano agli italiani. In compenso in Europa hanno espresso dubbi sulla volontà italiana di non sprecare la montagna di miliardi.

Volontà, perché quando una cospicua fetta di risorse viene destinata alle boldrinate politicamente corrette, a Bruxelles qualche dubbio nasce, ed è pure legittimo. Boldrinate sì, superbonus per le ristrutturazioni edilizie forse. E si apre un nuovo fronte di polemica. Perché il governo dei Migliori si è reso conto che il provvedimento attuale non funziona: troppa burocrazia stupida, troppi documenti da presentare. In un Paese che merita rispetto, come lo ha definito Draghi, il ministro metterebbe mano al superbonus ed eliminerebbe tutti gli intoppi, per far funzionare il provvedimento. Invece no. Si accantona la proroga e si crea l’immancabile tavolo per analizzare la situazione. Basterebbe un geometra comunale, invece si perderanno mesi e mesi fondamentali.

Ma non è l’unico elemento che ha innervosito l’Unione europea. Che chiedeva una riforma della giustizia. E la chiedono anche gli italiani che vorrebbero una giustizia giusta. Mentre Sua Divinità ha solo promesso che sarà veloce. Per la giustizia giusta rivolgersi altrove.

Quanto alla riforma fiscale, se ne parlerà. Mica male come impegno concreto, come piano esaustivo. Un altro bel tavolo di esperti a gettone, non mancano mai. E non vuoi anche organizzare una bella tavolata per discutere di pensioni? Tutti insieme appassionatamente per decidere come fregare i lavoratori più anziani.

Magari, per ottimizzare gli sprechi, al posto dei tavoli si potrebbero organizzare incontri con i banchi a rotelle voluti da Azzolina ed Arcuri, mai utilizzati e finiti ad ingombrare magazzini. Però costati un’esagerazione. Davvero un esempio incoraggiante sulla voglia del governo di fare sul serio; davvero un motivo per esigere rispetto internazionale.

Sua Divinità ha però chiarito ad Ursula che questa volta il piano pernacchia è roba seria. Non come quel documento ridicolo predisposto dal Conte bis. Ma se a Bruxelles non sono tanto convinti, forse non è tutta colpa loro.