Perché FBK ha affermato che ci saranno 1.300 morti a metà luglio?

La questione delle riaperture del 26 aprile sta monopolizzando il dibattito socio-politico, entrando in scena anche il tema del coprifuoco molto discusso nelle ultime ore. Se da una parte c’è chi vorrebbe tornare presto alla “normalità”, premendo sull’acceleratore delle riaperture, restano in molti a rimanere prudenti e ad avvisare sui potenziali rischi di un “liberi tutti” troppo anticipato.

Non ultimo, il microbiologo Andrea Crisanti, che ha parlato della possibilità “realistica” di una nuova ondata a maggio, determinata dalle riaperture lanciate senza un’immunizzazione vaccinale ancora sufficiente, a detta dello scienziato. Come esempio a dimostrazione della sua tesi, il professore dell’Università di Padova ha citato il Regno Unito, che ha avviato delle riaperture comunque “timide” solo dopo somministrato almeno una dose a quasi la metà della popolazione, mentre in Italia si è da poco superato il 20%.

Uno scenario ancora peggiore, invece, è stato disegnato dalla Fondazione Bruno Kessler. In uno studio non pubblicato, ma comunque fornito alla cabina di regia del Governo secondo le ricostruzioni giornalistiche, con un “liberi tutti” si sarebbe potuti arrivare a 1.300 morti al giorno fino alla metà di luglio.

Scenario che è stato ovviamente subito rilanciato da alcune trasmissioni televisive e testate giornalistiche, un po’ per informare sui rischi un po’ per procedere con la spettacolarizzazione del terrore che purtroppo sta diventando una costante dei media durante la pandemia. Bisogna però interpretare bene lo studio effettuato dalla FBK.

La Fondazione, infatti, ha calcolato il numero di morti tenendo conto del rapporto tra morti e contagi che attualmente sussiste, ipotizzando un contagio con RT pari a 1.25 costante fino alla metà di luglio, dovuto alla mancanza di misure di sicurezza indicate invece nelle riaperture del “rischio ragionato” annunciate da Mario Draghi. In questo scenario, inoltre, si è data un’incidenza minore possibile tanto dell’effetto dei vaccini quanto del caldo, che lo scorso anno limitò fortemente l’impatto pandemico, nonostante delle riaperture per nulla timide.

Lo scenario per cui i morti giornalieri alla metà di luglio potrebbero essere “tra i 300 e i 1.300“, dunque, rappresenterebbe lo scenario peggiore possibile, nel quale nessuno degli agenti esterni positivi dovrebbe entrare in azione. Non si tratta, però, dello scenario più probabile, visto che ci si aspetta di arrivare proprio nei mesi estivi all’immunizzazione completa della popolazione fragile, andando quindi a ridurre drasticamente la mortalità dovuta al Covid-19.

Basti pensare che, lo scorso anno, i morti all’atto della Fase 2 – iniziata nei fatti il 4 maggio 2020 sulla base del DPCM del 26 aprile – scesero stabilmente sono i 300 giornalieri già dalla settimana dall’11 al 17 maggio, scendendo poi definitivamente sotto i 100 con l’inizio di giugno. I numeri di quest’anno dipenderanno in larga parte dai comportamenti individuali e anche dalla possibile “ondatina” prevista da Crisanti.