Scuola. Uecoop: “Bene ritorno degli esami in presenza, per 1.3 milioni di ragazzi poveri studiare è più difficile”

La scuola ai tempi del coronavirus
La scuola ai tempi del coronavirus (fonte: Facebook)

“Il ritorno degli esami in presenza è un bene per i ragazzi visto che in Italia più di una famiglia su 4 (25,3%) non dispone di un accesso Internet a banda larga in grado di supportare massicci flussi di dati e collegamenti audio video mentre l’avanzata della povertà coinvolge oltre 1,3 milioni di minori e pesa sulle loro opportunità formative”.

Questo è quanto emerso da una analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Istat in riferimento alla partenza degli esami di terza media per circa 570 mila studenti delle regioni in cui le lezioni sono terminate e che sosteranno una prova orale in presenza.

Le regole di distanziamento e le precauzioni per limitare il diffondersi del contagio hanno comportato uno stravolgimento globale della scuola fra turni di ingresso, rimodulazione degli spazi e delle lezioni. Con l’emergenza Covid è esplosa la didattica a distanza che si scontra però con il divario digitale che colpisce di più le regioni del Sud spiega Uecoop secondo l’Istat.

Ma la crisi generata dall’emergenza Covid ha causato anche il record di povertà in Italia degli ultimi quindici anni come evidenzia Save the Children con 209mila ragazzi in più rispetto all’anno precedente che vivono in situazioni economiche molto problematiche con maggiori difficoltà ad accedere a strumenti, testi e opportunità formative rispetto a chi cresce in famiglie più benestanti.

Il diritto all’istruzione oltre a essere costituzionalmente tutelato è anche il presupposto per la costruzione del futuro delle nuove generazioni, soprattutto in un momento delicato come quello attuale dove le conseguenze dell’emergenza Covid hanno già provocato una drammatica caduta del Pil e l’impatto della pandemia sull’apprendimento degli studenti rischia di costare al Paese uno svantaggio competitivo importante e a lungo termine con il resto del mondo.

Anche per questo il Governo del premier Mario Draghi ha destinato quasi 32 miliardi di euro del Recovery Plan ai progetti per il miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi di istruzione, con tra le altre cose, lo sviluppo e il rafforzamento dell’istruzione professionalizzante, il reclutamento e la formazione degli insegnanti, il potenziamento e l’ammodernamento delle infrastrutture scolastiche, fra cui il cablaggio interno di circa 40mila edifici scolastici.