Sulla legge Zan, di Gabriella Maffioletti

Da diversi mesi, la scena politica italiana dibatte il ddl Zan, che si propone di rinnovare la legislazione in materia di discriminazione nei confronti di esponenti LGBT, andando ad intervenire sulla legge 604 bis. Lo scorso 4 novembre la Camera ha approvato il ddl, che tra un paio di settimane dovrebbe arrivare in Senato.

A rendere ancora più infuocato l’agone, l’intervento della Segreteria di Stato vaticana, che ha “invitato” il Governo italiano a rivedere la legge, per fare chiarezza su alcuni punti che, secondo diversi esponenti delle gerarchie ecclesiastiche come della politica, sarebbero in contrasto con la libertà di espressione, di pensiero e di parola. Cominciamo con il dire che certamente il Parlamento è sovrano, lo Stato è laico, ma non possiamo tacere che la ‘moral suasion’ della Chiesa cattolica abbia sempre avuto, nel nostro Paese, grandissima rilevanza. Crediamo sarà così anche in questa occasione. Sostanzialmente, possiamo dividere gli schieramenti tra favorevoli al ddl (centro-sinistra) e contrari (centro-destra). Non mancano voci difformi, che specialmente in caso di voto segreto potrebbero ribaltare le aspettative dell’una e dell’altra parte.

L’articolo 4 ) del ddl Zan prevede, a titolo di ‘clausola di salvaguardia’, la difesa della possibilità di esprimere una pluralità di idee, e di avere la libertà di scelta, tali che non venga pregiudicata né l’opzione di chi vuole dire la propria né la protezione verso eventuali discriminazioni od offese per chi appartiene alle ‘categorie’ LGBT. Dobbiamo dire che probabilmente è qui che casca l’asino: si può esprimere senza problemi la propria opinione, ma non si deve commettere atto discriminatorio. E’ difficile, è evidente, calare nella realtà questo concetto, pur formalmente ineccepibile. Si rischia di prendere misure da Stato ‘etico’, e di discriminare, al contrario, chi vorrebbe solo esplicitare la sua idea. L’impressione prima che ci coglie, lo diciamo con franchezza, è che chi, magari con ragione rivendica di aver subito maltrattamenti o offese per il fatto di avere un certo orientamento sessuale, voglia ora riaversi facendosi forte di una legislazione ‘dedicata’. Ed è quello che riteniamo inappropriato e inaccettabile. Perché non è con una sorta di vendetta  o di persecuzione a norma di legge, che si placa la violenza verbale o fisica degli intolleranti. Lo si può fare solo elevando la loro mente, lavorando sulla cultura, in modo che tutti abbiano ben chiaro che le persone sono tutte uguali e hanno gli stessi diritti. Pensiamo onestamente che la società sia già progredita e che lo farà ancora di più nei prossimi anni. Chi scrive ricorda bene come ancora nel 1990 l’omosessualità fosse considerata malattia. Ecco, da allora i progressi sono evidenti. Quanto alle offese ed alle discriminazioni, ne sono sempre esistite, verso le donne, verso chi non ha un bell’aspetto, verso chi ha qualche menomazione, verso chi non ha avuto la possibilità di studiare, verso chi aveva la colpa di non inneggiare a qualche regime politico.

Le leggi devono occuparsi, a nostro avviso, di veri problemi, non di isterismi o capricci. Perché, e lo diciamo con rammarico, ci sembra che quelle contenute nel ddl Zan siano rivendicazioni di élites intellettualoidi, che vogliono in quel modo salire alla ribalta delle cronache con misure ‘chic’. Aliene da noi asprezze da cattivoni di destra, ma vogliamo finalmente fare qualcosa di serio in Italia, e non perderci in un bicchiere d’acqua con sottigliezze da disputa medievale?

Gabriella Maffioletti

Vice coordinatrice regionale di Forza Italia T.A.A.