Variante Delta. Per l’infettivologo Bassetti: “Due dosi proteggono perfettamente da questa variante”

photocredit: facebook di Matteo Bassetti

Il Professor Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus per parlare della situazione epidemiologica italiana anche in relazione alla tanto temuta variante Delta del Covid-19, variante che nelle ultime settimane ha fatto molto discutere.

Bassetti ha iniziato il suo intervento parlando proprio della variante Delta: “Mi pare che l’Italia non possa fare a meno del covid, soprattutto la stampa. La sensazione è che non si voglia mollare un osso che è molto florido. Gli altri Paesi guardano avanti, se guardiamo i giornali degli altri Paesi le notizie sul covid non sono più in prima pagina. Anziché far vedere la variante Delta come la miglior promozione dei vaccini, siamo riusciti a farla diventare la miglior promozione per ritornare al passato. In questo c’è una grande responsabilità dei mezzi di comunicazione. Due dosi proteggono perfettamente da questa variante. In Inghilterra vediamo un aumento dei contagi tra i giovani, ma non un aumento di ospedalizzazioni e decessi, questo perché i vaccini funzionano”.

Proseguendo nel suo intervento l’infettivologo ha commentato la notizia dell’arrivo dei tifosi inglesi a Roma per gli europei: “Sappiamo che la variante Delta ad agosto sarà predominante anche in Italia. Oggi abbiamo un protocollo molto chiaro per chi viene e va dall’Inghilterra. Non vedo perché dovremmo preoccuparci. O decidiamo che gli inglesi non debbano più venire in Italia con quello che ne consegue dal punto di vista economico, oppure una partita di calcio è una partita di calcio. L’Europeo itinerante è stato un bel segnale di ritorno ad una normalità, seppur controllata. E’ una delle poche cose giuste fatte dalle istituzioni europee in questi mesi”.

Infine, concludendo il suo intervento, Matteo Bassetti ha commentato le parole dell’immunologo Mantovani, secondo cui servirebbe un programma nazionale di sequenziamento: “Ha perfettamente ragione Mantovani. Se vogliamo parlare di varianti, avremmo dovuto istituire da tempo un sistema di sequenziamento nazionale, con una determinazione a livello locale di quanto siano diffuse le varianti. E’ una delle tante lezioni che non abbiamo imparato. Nel Recovery ho visto sempre il solito sistema clientelare: costruiamo quell’ospedale in quella zona per dare il contentino a questo o quell’altro… Ma questa è l’Italia. Bisognerebbe trasformare l’organizzazione del nostro Paese, il Ministero della Salute dovrebbe diventare più un organo di organizzazione e poi le Regioni andare di pari passo col Ministero, mi pare che invece siano completamente slegate le due strutture e questo non aiuta nella gestione della materia sanitaria”.