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Green Pass. Kasperky: “8 italiani su 10 accetterebbero di condividere dati sanitari pur di tornare alla normalità”

In molti Paesi europei si sta valutando la possibilità di utilizzare passaporti vaccinali per consentire alle persone di poter accedere a più attività. Da quanto emerso da una nuova ricerca di Kaspersky, la maggior parte degli utenti europei sarebbe disposta a fornire i propri dati personali per non subire più le restrizioni imposte dal lockdown.

Guardando all’Italia, otto italiani su dieci accetterebbero di condividere dati sanitari, di geolocalizzazione e di contatto pur di ritornare a frequentare bar e ristoranti, partecipare a grandi eventi e viaggiare all’estero.

La data privacy heatmap di Kaspersky si basa sulle interviste condotte su un campione di 8.000 persone di 9 diversi Paesi europei e analizza quanto la privacy dei dati sia importante per gli utenti dopo la pandemia e quali siano le preoccupazioni principali a essa associate. Secondo quanto emerso dall’indagine, i cittadini europei sono pronti a fornire dati personali per superare completamente la crisi globale. Infatti, il 54% degli italiani intervistati acconsentirebbe a condividere i propri dati sanitari, di geolocalizzazione e di contatto se questo servisse ad aiutare il proprio paese a superare la crisi causata dalla pandemia, mentre l’80% lo farebbe per acquisire maggiore libertà e accesso alle attività quotidiane.

La possibilità di tornare a viaggiare all’estero è il motivo che spingerebbe il 36% degli italiani a condividere i propri dati sanitari,seguito dalla possibilità di tornare nei bar o nei ristoranti (23%) e di partecipare a grandi eventi (24%). Ricominciare a frequentare i centri commerciali dopo la pandemia non sembra invece interessare molto agli italiani, solo il 22% degli intervistati l’ha inserita tra le motivazioni per cui acconsentirebbe a fornire informazioni personali.

I più giovani si dimostrano senza dubbio i più inclini alla condivisione di dati in cambio della libertà: i Millennials con l’87%, la Generazione X con il 77% e la Generazione Z con il 75%. Si tratta, senza dubbio, delle generazioni le cui abitudini quotidiane sono state maggiormente colpite da questa pandemia.

Guardando ai Paesi europei, i più disposti a condividere informazioni sanitarie personali per aiutare il proprio Paese a superare la pandemia sono i portoghesi (58%), seguiti dagli italiani (54%) e dai danesi (49%). Meno propensi si dimostrano invece i francesi con il 32%. La tendenza osservata è in linea con l’approccio generale di questi Paesi verso la privacy dei dati. Infatti, solo il 36% dei francesi affiderebbe al proprio governo le proprie informazioni personali, rispetto al 67% dei danesi e al 53% degli italiani.

L’Italia è, inoltre, uno dei Paesi che dimostra di tenere maggiormente alla privacy, con il 98% degli intervistati che dichiara che la riservatezza dei propri dati personali è un aspetto molto importante. Solo il 63% degli italiani, però, ritiene di avere effettivamente il controllo sulle organizzazioni che vi hanno accesso. Parallelamente, l’85% degli intervistati è preoccupato che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni.

“Dall’inizio della pandemia, i governi di tutta Europa hanno cercato un modo per monitorare la diffusione del virus al fine di dare una spinta all’economia, al settore hospitality e a quello dei viaggi. Nonostante ciò, solo il 47% degli europei condividerebbe con fiducia le proprie informazioni personali con il governo”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky. “Nonostante molti europei siano disposti a rinunciare ai loro dati personali in cambio di maggiore libertà, è importante che i governi nazionali siano più trasparenti sulle politiche di raccolta e archiviazione dei dati per costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e superare in sicurezza la pandemia”.

Secolo Trentino