La fake news dei letti anti-sesso alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Le Olimpiadi, evento atteso ogni 4 anni e nel caso di Tokyo 2020 addirittura 5, attirano sempre la curiosità di tutti, anche di chi segue poco lo sport. La più grande kermesse sportiva mondiale, infatti, ha molti risvolti, che vanno dalle prestazioni ai completi indossati dagli atleti, dalle storie più o meno affascinanti di riscatto al gossip più classico.

A tenere banco, nei giorni scorsi, è stata la notizia dei letti anti-sesso. Stando alla ricostruzione di alcuni giornalisti, sembrerebbe infatti che gli organizzatori di Tokyo 2020 abbiano deciso di allestire per gli atleti dei letti di cartone, perfettamente smaltibili al termine della competizione, in un’ottica di sostenibilità ambientale.

Secondo alcuni, però, tra i motivi di questa scelta vi è anche la volontà di prevenire il contagio da Covid-19, che mette a repentaglio il regolare svolgimento dei giochi stessi. Secondo Paul Chelimo, atleta mezzofondista statunitense classe ’90, il letto potrebbe sostenere il peso di una sola persona, impedendo così la possibilità di avere rapporti sessuali e contatti con altre persone. Con un tweet, l’atleta ha anche ironizzato sulle possibilità di contagio esterne allo sport, quando poi atleti di competizioni di squadra, come per esempio la staffetta, hanno costantemente contatti tra loro.

Il giudizio di Chelimo è stato però smentito da un suo collega irlandese: Rhys McClenaghan, ginnasta specializzato nel cavallo con maniglie, ha risposto a sua volta con un tweet nel quale salta ripetutamente sul letto di cartone, dimostrando come non vi sia alcun rischio nel sostenere il peso di più persone.

Il filmato è stato poi ripreso anche dall’account officiale dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dimostrando così come non vi siano limitazioni da questo punto di vista. Fermo restando che la volontà di garantire una competizione in completa sicurezza rimane una priorità per il Comitato Olimpico Internazionale. Una priorità che però non si concilia con quanto fornito agli atleti dagli sponsor.

Nel documento redatto dal CIO per le regole anti-Covid viene infatti ripetutamente caldeggiato il rispetto del distanziamento sociale, fornendo tuttavia 150.000 preservativi gratuiti ai vari comitati nazionali. Una decisione in controtendenza sicuramente, ma non bisogna dimenticare i precedenti: 5 anni fa a Rio de Janeiro i preservativi distribuiti furono 450.000, circa 40 ad atleta per meno di 20 giorni di gare. Anche se l’aspetto più divertente legato a tematiche “piccanti” è avvenuto a Sydney.

Alle Olimpiadi organizzate in Australia nel 2000, infatti, venne assegnata agli sportivi una scorta di 70.000 preservativi, che però terminò prima della fine della competizione. L’azienda sponsor fu così costretta a un invio di ulteriori 20.000 profilattici, per coprire i giorni mancanti fino alla fine della manifestazione.