Enasarco, confindustria, sindacati, artigiani e commercianti: è il momento di inventarsi un nuovo ruolo

“Siamo pronti ad attuare il nostro programma a favore degli agenti di commercio e dell’economia reale”. Antonello Marzolla, riconfermato alla presidenza di Enasarco dopo mesi e mesi sprecati per le iniziative giudiziarie delle minoranze, forse non ha fatto i conti con la tigna degli sconfitti che sono pronti a proseguire nella battaglia legale pur di impedire all’Ente previdenziale di lavorare e di fare una doverosa pulizia sulle vicende precedenti.

Troppi gli interessi in ballo per rassegnarsi a fare chiarezza sugli strani rapporti dei finanzieri che utilizzavano i soldi degli agenti per sostenere le iniziative del Vaticano. Quelle iniziative che sono ora finite nel processo avviato contro il cardinale Becciu e contro uno dei finanzieri amico delle minoranze ora in guerra.

Ma al di là della pulizia, della trasparenza, delle iniziative quotidiane a favore della categoria, è evidente che tutto debba essere ripensato. Il ruolo di Enasarco nell’economia reale, il ruolo dei sindacati degli agenti e delle varie associazioni di categoria.

Presi nelle piccinerie del giorno per giorno, non ci si è accorti che il mondo intorno è profondamente cambiato. Il parlamento è stato esautorato; il governo dei tecnici è sceso pesantemente in campo nella gestione della vita individuale dei sudditi; i sindacati sono alla disperata ricerca di un ruolo per sostituire quello che hanno perso; le associazioni imprenditoriali non hanno più credibilità e vengono immancabilmente scavalcate dalle decisioni di tecnici non sempre preparati.

È abbastanza stupido pensare di avere potere, di contare ancora qualcosa, solo perché si licenziano i lavoratori con un messaggio su whatsapp. Le associazioni di categoria sono impegnate esclusivamente a pietire la carità pubblica per sostenere aziende che, da sole, non sono in grado di sopravvivere. Il turismo è stato distrutto da provvedimenti stupidi a meno che non si tratti di una scelta precisa per annientare il settore che valeva poco meno del 15% del Pil.

Il commercio è sotto attacco ma la categoria è convinta di risolvere ogni problema mandando il solito personaggio in tv a chiedere aiuti pubblici (che non arriveranno più).

Ma nessuno, proprio nessuno, che provi a riunire intorno ad un tavolo i rappresentanti delle categorie per porre poche  domande: che ruolo vogliamo avere nel futuro? Chi vogliamo rappresentare e tutelare? Come ci confrontiamo con un governo che ha eliminato la politica? Già il riferimento di Marzolla all’economia reale rischia di spaventare chi preferisce limitarsi alla richiesta di sussidi. Ma essere protagonisti è molto diverso dal chiedere la carità.