La fragile difesa contro il terrorismo in Afghanistan

Roma, 16 ago – “La facile riconquista talebana dell’Afghanistan ha messo in evidenza come i valori dei diritti umani universali, come delineati nei paesi occidentali e portati avanti da essi tramite la presenza militare nel paese, non abbiano attecchito pienamente nel corso di una guerra durata venti anni. Non è stato uno sforzo inutile e vano perché ha influenzato la mentalità e il progresso della parte di popolazione afghana, soprattutto nelle città principali, che ora è più a rischio di ritorsioni talebane e di imposizione di norme oscurantiste lontane dai propri principi. 
Il Governo italiano non deve lasciare inascoltati i numerosi appelli di centinaia di donne che temono per la loro incolumità e temono di non poter continuare la propria vita quotidiana, costrette a lasciare il lavoro a dei colleghi uomini, a uscire di casa esclusivamente accompagnate da uomini e a indossare opprimenti burqa. Allo stesso modo, l’Italia ha la responsabilità di proteggere i cittadini afghani come gli interpreti, il personale di Ambasciata e i funzionari di supporto alle missioni italiane in Afghanistan: essi rappresentano categorie di cittadini afghani fidati, che hanno condiviso i valori di democrazia e diritti umani, nel tentativo di costruzione pacifica e democratica del paese.  
L’Italia non può però dimenticare che i flussi migratori incontrollati di afghani in uscita dal paese rappresentano un grave rischio per la nostra sicurezza. Mentre assicuriamo l’evacuazione con voli umanitari di collaboratori e categorie a rischio quali donne e bambini, non dobbiamo dimenticare la sicurezza dei confini europei, ulteriormente minacciati da una prossima ondata di rifugiati afghani, con il rischio concreto che vi siano vari terroristi in procinto di raggiungere l’Italia e l’Europa. 
Il consolidamento del potere da parte dei talebani è ora l’esito scontato di un processo di legittimazione dei talebani da parte delle potenze esterne, in particolare di Cina, Turchia e anche degli Stati Uniti, i quali erano ben consapevoli della riconquista talebana e della risposta inesistente dell’esercito afghano centrale in seguito all’abbandono delle truppe americane. I talebani controllano già clan e tribù del paese e ora, con l’ingresso anche simbolico nel palazzo presidenziale, non hanno ostacoli alla presa del potere nazionale, né internamente né esternamente. L’errore principale dell’Amministrazione Biden risiede nelle tempistiche: prima con l’abbandono nottetempo della principale base americana a Bagram a inizio luglio, senza neppure avvisare l’esercito afghano, e recentemente nel valutare valide le rassicurazioni talebane che la presa di potere avrebbe richiesto tempi più lunghi. Invece, come dimostrato nei giorni scorsi, i talebani sono avanzati a una velocità incredibile, sorprendendo il resto del mondo e umiliando gli Stati Uniti, loro nemici. 
Facciamo un appello alla comunità internazionale a istituire una grande alleanza di paesi che agisca unita contro la radicalizzazione islamica e il terrorismo, al fine di evitare il propagarsi di un effetto domino globale che vede il suo inizio nella prese di potere talebana in Afghanistan”. 
Così il deputato, vicesegretario federale e responsabile Esteri della Lega Lorenzo Fontana