Kabul addio. La disfatta degli atlantisti

Dopo l’ennesima disfatta atlantista, questa volta in Afghanistan, diventa sempre più frenetica la corsa alla dichiarazione più stupida. Non bastavano Ue e Nato, ora in gara si presentano anche Biden e Renzi. Praticamente allo stesso livello. E poi non poteva mancare Molinari, il direttore di Repubblica, nulla a che fare con il produttore della sambuca (o forse l’ha bevuta prima di scrivere..).

Il presidente di tutti gli atlantisti ha garantito che le truppe americane proteggeranno tutto il personale diplomatico anche dei Paesi subordinati (chiamarli “alleati” è ridicolo) presenti in Afghanistan. Ed anche gli afghani che hanno lavorato con gli atlantisti. Peccato che l’annuncio arrivi dopo che i talebani hanno conquistato l’intero Paese ed hanno occupato  Kabul prima ancora che gli atlantisti abbiano sgombrato il campo. Tutti gli afghani che hanno cooperato nelle altre città sono stati abbandonati. Tanto per chiarire cosa significhi fidarsi di Washington e dei suoi reggicoda. Biden aveva  giurato che non si sarebbero riviste le scene della sconfitta a Saigon ed è stato puntualmente smentito.

Renzi, invece, pur di tornare sulla scena si lancia in farneticazioni su un fronte atlantista (ancora!) per fronteggiare il probabile ritorno del terrorismo islamista. In pratica un grande tavolo internazionale dove Renzi possa andare a sedersi per discutere del nulla insieme ad altri perditempo. Perché, naturalmente, il bugiardissimo toscano resta schierato con gli immigrazionisti fingendo di non capire che un eventuale pericolo può arrivare tra i clandestini. Ma l’importante è mostrare il proprio servilismo nei confronti di Biden. Ma Renzi sogna anche nuovi interventi militari in giro per il mondo. Sull’esempio di quelli condotti contro la Serbia e che hanno portato alla creazione di uno stato come il Kosovo, fonte di continue tensioni e di strani traffici. Non una parola, ovviamente, sulle immense coltivazioni di papaveri da oppio che gli atlantisti si sono ben guardati da sradicare in Afghanistan.

Sul fronte politico nazionale non si può trascurare il coraggioso intervento del ministro Giggino che  – avendo scoperto l’esistenza dell’Afghanistan – ha ordinato ai talebani di “rispettare i diritti acquisiti”. Come se si trattasse di un passaggio di proprietà aziendale. Diritto alla mensa, ai ticket restaurant, al sabato di riposo, alla pausa caffè? Per fortuna i talebani non sanno chi sia Giggino, se no gli avrebbero risposto con una scortese pernacchia.

Quanto a Molinari, accusa gli afghani di non aver respinto, da soli, i talebani. Dimenticando che i talebani sono afghani e che, evidentemente, gran parte della popolazione non era stata entusiasta dell’occupazione militare atlantista. Perché non tutti i popoli sono felici di barattare la propria indipendenza per una tavoletta di cioccolato, per una mancia ai lustrascarpe, per un po’ di soldi in cambio della verginità della propria figlia. Non tutti hanno la vocazione dello sciuscià.

Ma il direttore di Repubblica, detto l’amerikano, deve essere rimasto fermo alla copertina di Time di 20 anni fa: “L’ultimo giorno dei talebani”. Le copertine, ed i direttori, passano, i talebani restano.