La situazione afghana di Gabriella Maffioletti

La conquista, o sarebbe meglio definirla riconquista, delle città più importanti dell’Afghanistan fino all’attuale capitale Kabul, ha segnato la ripresa del potere assoluto in quel martoriato Paese da parte dei talebani, venti anni esatti dopo l’attentato alle Twin Towers e allo scatenarsi dell’offensiva statunitense. Un accadimento epocale, che ha subitaneamente portato a quella che ci sentiamo di definire vergognosa ritirata delle truppe a stelle e strisce ordinata dal neo-eletto Presidente Joe Biden. Il quale Presidente ha addotto motivazioni quali la non volontà di creare una nuova Nazione e l’impossibilità, e aggiungiamo non convenienza politica, di prorogare la presenza americana in un territorio dove già più di 2700 giovani hanno perso la vita.

Crediamo che quanto hanno visto i nostri occhi in questi giorni, con scene di panico e disperazione collettiva all’aeroporto di Kabul, con il tentativo di salire di forza su uno qualsiasi dei voli che i corridoi umanitari hanno messo a disposizione per lasciare il martoriato paese, con madri che gettano i propri figli al di là delle barricate disposte presso lo scalo, sapendo di non rivederli mai più, ma sperando in una salvezza almeno per loro, innocenti vittime di una guerra maledetta, inutile e senza futuro, crediamo si diceva, non possa rimanere senza un moto impetuoso di indignazione e rabbia, richiamando tutti i sentimenti e le migliori forze del nostro animo alla perorazione di una causa che non può né deve lasciare alcuno indifferente.

Sappiamo che incarnazione stessa del credo talebano è l’applicazione della shari’a nei suoi dettami più imperativi. La condizione della donna, in modo particolare, è quella tristemente nota dell’islamismo più estremo, con l’unica funzione di procreare, essere invisibile agli altri e servire il proprio uomo obbedendogli ciecamente. Condizioni queste, e principi assolutamente tribali e incivili.  Si vuole tornare al Medioevo in termini di libertà e applicare pratiche come la lapidazione, ritenute caratterizzanti epoche lontane. Di fronte a tale realtà, già in atto, le Nazioni Unite e l’Unione Europea in subordine, devono immediatamente creare le condizioni per un intervento su scala mondiale, che permetta la realizzazione di corridoi umanitari e di vie di salvezza per quanti fuggono inorriditi e spaventati dalle mani crudeli dei tagliagole più efferati. Non possiamo di certo girare la faccia dall’altra parte, né come qualcuno improvvidamente ha affermato, provare a dialogare con i talebani. Dobbiamo mettere in campio un’azione quale mai il mondo ha visto finora, che vada a isolare il nuovo governo afghano e a costringerlo a considerare  diritti fondamentali della persona come libertà di istruzione, di pensiero, di vestiario, di scelta del partner. Altrimenti non ci sarà soluzione altra che l’eliminazione fisica di chi, dissidente più o meno consapevole, non intende assoggettare la propria esistenza ai comandi di un regime disumano e negatore del valore della persona.

L’Italia naturalmente deve avere un ruolo propulsivo all’interno dei negoziati in corso, e far valere le sue storiche capacità di difesa e di sostegno a quelli che sono i valori fondanti le democrazie libere dell’Occidente e in generale il mondo libero. Mai come in questo momento è la storia a chiamarci tutti alla responsabilità verso chi soffre in maniera indicibile a causa di decisioni politiche sbagliate da una parte, e di feroce predominio della violenza e dell’estremismo dall’altra. Non vi sono possibilità: o ci si schiera contro i talebani, o si è loro complici. Non si tratta con i mostri, mai,   la tragica esperienza che l’Italia ha vissuto dal 1943 in avanti ci insegna come i regimi totalitari vadano eradicati fino alla assoluta eliminazione del problema.

A implorare il nostro aiuto sono i bambini che nulla sanno di quanto sta loro accadendo, e le loro madri disperate, pronte a rinunciare all’amore più grande di cui l’umanità è capace, quello per i figli, pur di sperare di salvare le loro vite. escluso, e compia il miracolo di unire le persone di tutta la Terra in un atto supremo di carità e di altruismo.

Gabriella Maffioletti

Vice coordinatrice regionale di Forza Italia T.A.A.