Covid. A causa della pandemia cala la speranza di vita, -1.2 anni rispetto al 2019

“E’ Bergamo la città italiana con la minore speranza di vita nel 2020 con una età media di 79,6 anni ed un crollo di ben 4,8 anni rispetto al 2019”.

Questo è quanto è emerso da un analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat degli indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) per le 107 province e città metropolitane italiane.

Un record negativo determinato dalla strage provocata dalla pandemia Covid. Si tratta purtroppo in realtà solo della punta dell’iceberg dei profondi cambiamenti determinati dalla pandemia sulla società in Italia dove per la prima volta nella storia recente si è invertita la tendenza con un calo della speranza di vita a 82 anni (79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne) con una contrazione media pari a 1,2 anni, ha sottolineato Coldiretti.

A peggiorare dopo alcuni anni di diminuzione, è la percentuale di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) che torna a salire, raggiungendo nel 2020 il 23,3% in media-Italia (+1,1% rispetto al 2019) ma l’emergenza sanitaria seguita alla pandemia da Covid-19 ha avuto ripercussioni rilevanti sul mercato del lavoro, con il tasso di occupazione della popolazione in età compresa tra 20 e 64 anni in media Italia è sceso al 62,6% (era 63,5% nel 2019).

“Siamo di fronte a un’emergenza drammatica che coinvolge tutti e per questo il mondo del lavoro e dell’impresa deve accogliere con responsabilità l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sostenere le vaccinazioni come un dovere a tutela dei piu deboli” ha affermato in merito il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Specificando poi come Coldiretti sia sia impegnata “nel promuovere le vaccinazioni nelle aziende agricole, nelle cantine, nei centri di accoglienza e nei piccoli borghi grazie alla presenza capillare sul territorio della Coldiretti con 168 punti vaccinali già in possesso di tutti i requisiti. In questo passaggio delicato del nostro paese dobbiamo avere certezze nel riprogrammare la ripartenza e il vaccino è l’unico mezzo che ci può tutelare. Il tema è particolarmente sensibile per la filiera agroalimentare che ha il dovere di garantire tutti i giorni con la continuità produttiva gli approvvigionamenti degli italiani