Suicidi giovanili, il Moige riflette sulle cause di Antonio Affinita

Chiedere funziona... quasi sempre! Ma ascoltare invece si, funziona sempre! E’ il mestiere del genitore!

Tutte le mattine inizio la giornata bevendo un decaffeinato e leggendo la rassegna stampa nazionale. Mi piace scoprire quali notizie sono sulla cresta dell’onda, è la mia finestra su quel che accade nel mondo. Naturalmente mi concentro di più su quel che riguarda genitori, bambini, adolescenti, trovando spesso spunti e stimoli interessanti. Oppure notizie che fanno rabbrividire. Dovete sapere che circa 10 giorni fa facendo questa “escursione” mattutina nella stampa italiana, ho sentito un brivido di orrore percorrermi le mani e la schiena..

“Ospedale Bambino Gesù: con la pandemia sono raddoppiati i ricoveri per i tentati suicidi tra i giovanissimi”.
Dopo il titolo, un articolo di 7 paragrafi la cui lettura è stata una discesa negli inferi. Per faticoso che sia sostenere il peso di questi fatti, i fatti sono questi: i bambini dai 10 ai 16 anni sono i più colpiti da questo aumento di tentativi suicidari e di fantasie suicide.

“Ma dove siamo andati a finire?”, mi sono chiesto. “Com’è possibile che siamo arrivati a questi estremi indicibili, a queste tragedie che si insinuano nelle vite dei nostri figli?”

Alcuni iper-semplificano dicendo:

“E’ tutta colpa della famiglia. Se un ragazzo arriva a pensare di togliersi la vita, la colpa è solo dei genitori”.

Non siamo affatto di questa idea.

I genitori sono sempre sul banco degli imputati. Ma tanti anni di confronti, approfondimenti, studio, esperienza vissuta sulla pelle ci raccontano qualcosa di diverso…

Ogni genitore ha a cuore su tutto una cosa sola: la felicità dei propri figli.

Proprio per questo, nei limiti delle proprie forze, dei tempi risicati che restano dopo una frenetica giornata di lavoro e impegni imposti dall’esterno, delle proprie abilità di educatore, ogni genitore fa davvero tutto il possibile affinché nella mente e nello spirito di suo figlio ci sia ampio spazio per la serenità, la fiducia, l’autostima.

Purtroppo però non di rado i nostri sforzi amorevoli vengono spazzati via da onde violente e incontenibili, come quando uno tsunami si abbatte su una casa in riva al mare.

Quando abbiamo segnalato la notizia sul raddoppio dei tentati suicidi tra i giovani, ci hanno chiesto:“Fate bene a informare. Ma voi che fate? Il Moige che fa?”

La risposta è questa: come da sempre, il Moige è al fianco dei genitori e dei ragazzi.

Ma queste parole richiedono consistenza.

E’ bene quindi che io ricordi che negli ultimi 3 anni con lo staff di volontari ed esperti del Moige abbiamo incontrato più di 160.000 bambini e adolescenti nelle scuole, assieme agli insegnanti, agli educatori, ai rappresentanti delle istituzioni, ai loro genitori.

Con loro abbiamo aperto un confronto forte e animato sul benessere psicologico e relazionale dei giovanissimi: hanno tesori enormi dentro di sè, che vanno fatti maturare per il loro bene e nell’interesse ad accompagnarli ad essere adulti autonomi, indipendenti e consapevoli di quanto di meraviglioso custodiscono.

E su questa linea continuiamo decisi: questo autunno e inverno ripartiamo con gli incontri con studenti, insegnanti e genitori mettendo al centro il benessere esistenziale, psicologico, fisico dei nostri ragazzi in questi temi così convulsi che lasciano esterrefatti e stravolti anche noi adulti “scafati”. Nel prossimo paio di mesi saremo in 50 scuole per chiedere ai ragazzi:

“Come state?” “Cosa provate?” “Quali sono i dispiaceri e i tumulti che portate dentro?” “Cosa accade nel vostro profondo?” “Cosa vi farebbe sentire bene?” “Come pensate che stiano i vostri vicini di banco?” “Come vi sentite a casa?” “Come va tra di voi?”

Chiedere funziona… quasi sempre! Ma ascoltare invece si, funziona sempre! E’ il mestiere del genitore!

Sull’onda del turbamento che mi ha provocato apprendere quanto l’emergenza suicidi giovanili sia grave, mi pareva importante e doveroso darvi un’idea di quel che facciamo continuamente, con energia ed amore, per rispondere a questo grido di aiuto dei nostri figli. Anche se tanti hanno in mente che non facciamo altro, vigilare su cosa passa in tv e nel web è solo una parte di quel che facciamo ogni giorno. L’elenco delle attività e dei progetti che abbiamo in cantiere è molto più ampio di questi esempi che vi porto, perché tanti sono i fronti su cui dobbiamo intervenire per essere vicini ai ragazzi e ai genitori.