“Economia al centro delle preoccupazioni dei cittadini. A ottobre si rischia inflazione oltre il 3%” così il direttore del Centro Studi di Confcommercio

Mariano Bella, direttore del Centro studi di Confcommercio, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus per esprimere la propria opinione in merito all’indagine condotta dallo stesso centro studi che ha evidenziato come l’incertezza sul futuro freni la ripresa del paese.

Il direttore Bella ha iniziato il suo intervento proprio parlando dell’indagine, specificando: “La cosa interessante è che le persone, alla domanda su quali siano secondo loro gli elementi di maggiore preoccupazione oggi, rispondono concentrandosi principalmente sulla situazione economica, mentre i problemi della pandemia, dell’instabilità politica, della criminalità sono in fondo alla lista delle preoccupazioni. Sia famiglie che imprese mettono in evidenza che tasse, inflazione e occupazione sono i problemi maggiori. Emerge sia sulle imprese che sulle famiglie questo tema dell’inflazione di cui al momento le istituzioni non si occupano. Noi reputiamo che ad ottobre l’indice dei prezzi al consumo possa crescere oltre il 3%, cosa che non accadeva da più di 10 anni. Per adesso le istituzioni sono tranquille, la Confcommercio invece no, perché l’aumento dell’inflazione inattesa ridurrebbe il potere d’acquisto, i consumi delle famiglie e quindi si rallenterebbe la ripresa. La Nadef trascura questo tema dell’inflazione”.

Concludendo il direttore del Centro studi di Confcommercio ha voluto commentare le dichiarazioni del Ministro Brunetta secondo le quali il ritorno del lavoro in presenza farà aumentare la crescita: “Se consideriamo bar e ristorante dobbiamo dire che il ritorno al lavoro in presenza è certamente un aiuto, però onestamente non possiamo giustificare il ritorno in presenza di centinaia di migliaia di persone al lavoro in presenza semplicemente perché queste devono acquistare il panino e il tramezzino a pranzo e quindi risolleviamo i ristoranti. Sarebbe una posizione medievale. Dobbiamo fare, anche con il contributo del ministro Brunetta, ragionamenti che siano un pochino più elevati di questo. Smart working vuol dire lavoro intelligente e deve essere una scelta. Parlare di smart working con un lavoratore che ha una connessione schifosa, non ha il computer, è un casino. Spero che le istituzioni valutino più seriamente l’utilità di un modo di lavorare da cui non si tornerà indietro”.