DDL Zan: all’interno del PD iniziano le accuse sulla proposta di legge

Continuano gli strascichi delle polemiche sulla mancata approvazione del DDL Zan, il noto disegno di legge contro l’omotransfobia che è diventato per molti mesi tema cruciale dell’agenda politica nazionale. Dopo l’approvazione della “tagliola” in Senato di ieri, la sinistra – e in particolar modo il PD – stanno rilanciando numerose dichiarazioni.

A colpire in particolar modo è quella di Tommaso Cerno, Senatore del Partito Democratico e dichiaratamente omosessuale, tanto da essere stato dirigente nazionale di Arcigay e promotore del Gay Pride di Venezia. “Io non ho partecipato al voto” dichiara il Senatore all’AdnKronos, “Non mi hanno ascoltato quando dicevo che il testo era nato vecchio, che andava modificato. Non hanno ascoltato l’unico gay dichiarato del Senato. Non hanno ascoltato nemmeno Letta quando auspicava la condivisione. L’ho detto e ridetto che Zan non è Mosè e quel testo non è quello del dio dei gay“.

Questo modo di procedere, anche da parte del PD, senza ascoltare, senza accettare un contributo, è stato omofobo” è la pesante chiusura polemica di Cerno, che contesta – oltre a parte del contenuto – anche la mancanza di un’adeguata discussione e riflessione tra le parti politiche sul tema.

Durissimo il primo firmatario del disegno di legge, Alessandro Zan: “Questo è un momento gravissimo, una pagina brutta e triste per la nostra democrazia. Hanno utilizzato il voto segreto per nascondere la loro responsabilità. I senatori hanno votato contro questo provvedimento nascondendosi in modo vigliacco. Queste persone avranno difficoltà a guardarsi allo specchio per tutta la vita. Dre che votano a favore di una legge e poi, nel segreto del voto, votano contro. Vuol dire essere meschini” attacca da una diretta Instagram.

Accuse rilanciate da Eugenio Comincini, Senatore tornato nel PD dopo una breve parentesi dentro Italia Viva: “Fa un po’ schifo pensare che per un mero gioco politico i cittadini non avranno una legge contro i crimini d’odio“. Gli fa eco Andrea Marcucci, capogruppo del PD al Senato: “Sono amareggiato per l’esito del voto. Per mesi ho messo in guardia in tutti i modi per una gestione fallimentare del provvedimento. Alla positiva apertura del segretario Letta, non è seguita una linea volta a trovare un accordo. Credo che il PD dovrà interrogarsi a fondo su quanto è avvenuto” lasciando presagire una responsabilità interna.

Alcuni tra i Dem vorrebbero invece incolpare IV e Matteo Renzi, assente al voto perché in viaggio in Arabia: “Per mesi ho chiesto di trovare un accordo per evitare di far fallire il DDL Zan – sostiene il leader centrista – ma hanno voluto lo scontro e queste sono le conseguenze. Chi polemizza sulle assenze dovrebbe fare i conti con i 40 franchi tiratori. Non importava conoscere la politica, bastava conoscere l’aritmetica“. E ben più netta è anche Teresa Bellanova: “Nonostante il voto compatto di Italia Viva, 23 franchi tiratori tra Pd, Leu e M5S, affossano il ddl Zan“. Nel campo progressista è iniziato il processo interno sul DDL Zan.