Tempesta Vaia, tre anni dopo – di Gianluca Cavada

Sono ormai trascorsi tre anni dal tragico evento della tempesta Vaia, 274 millimetri di pioggia e raffiche di vento che, in una manciata di ore, hanno cancellato interi boschi toccando, in alcune località, la velocità di 192 chilometri orari. Ci sono state, ricordo, anche due vittime, una mamma di 45 anni e un padre di famiglia di appena 34. Tutto ciò, inevitabilmente, ha messo a dura prova il nostro territorio. Ad essere colpito, in particolare, è stato il nostro patrimonio boschivo e le nostre vallate, vero vanto del nostro Trentino; e una delle zone maggiormente colpite con danni enormi era stata proprio la valle di Fiemme, in particolare la Magnifica Comunità di Fiemme, ente storico proprietario di un patrimonio boschivo di enorme pregio.

La devastazione è stata tale che i danni e le ferite allora causati risultano ancora visibili e, per un compiuto ripristino del manto boschivo, servirà qualche decina d’anni. D’altra parte, 20mila ettari di foresta distrutta e schianti di legname per oltre 4 milioni di metri cubi è qualcosa che non si era mai visto. Ciò tuttavia non toglie come, a distanza di ormai tre anni, il nostro Trentino, grazie all’ottima regia delle Giunta Fugatti e dei suoi Assessori, abbia dato una formidabile prova di sapersi rialzare anche dalle prove peggiori, tra le quali l’evento Vaia occupa, appunto, un posto di primo piano.

Mi limito, in tal senso, a ricordare una sola percentuale – l’80% – che reputo assai emblematica e preziosa. A tanto, infatti, a fine estate di quest’anno ammontava la quantità di legname che, con l’apertura di circa 1.300 cantieri, era stata recuperata e venduta, dopo essere stata schiantata dalla tempesta.

Si tratta di un risultato di cui andar fieri dato che la necessità di un recupero veloce del legname in parola ha una doppia funzione: quella sì della vendita di tale prodotto – senza che deperisca e ad un prezzo buono -, ma pure quella del recupero del materiale, così da contrastare la proliferazione del Bostrico tipografo, insetto meglio conosciuto, in dialetto, come «becherlo» e la cui azione merita di essere limitata.

Esso, infatti, attaccando gli alberi – prevalentemente l’abete rosso – in cui si sviluppa sotto la corteccia scavando intricate gallerie, va ad interrompere il flusso della linfa, portando così la morte delle piante in breve tempo. Chiara, dunque, la necessità di un recupero del legname che argini una simile minaccia; questo, però, non è il solo versante che la devastazione di Vaia ha aperto.

Esiste infatti anche il tema della messa in sicurezza degli argini, di scogliere nonché di numerosi rivi e torrenti del nostro territorio. Territorio che, proprio per questo, va salvaguardato e rispettato, tenendo conto anche della rinaturalizzazione degli ambienti fluviali. Come per il recupero del legname, anche in tale ambito molto lavoro è però stato fatto e, giorno dopo giorno, si continua a fare. Motivo per cui, passando a concludere il mio intervento, desidero – in aggiunta all’Amministrazione provinciale – ringraziare per il lavoro svolto gli operatori dei Bacini montani, servizio che, anche negli anni passati ha garantito la tenuta del nostro ecosistema e che ha evitato danni ed epiloghi ben peggiori.

Un doveroso ringraziamento, inoltre, va al nostro fiore all’occhiello, ossia la Protezione civile e il mondo del volontariato, in primis i Vigili del fuoco: se dopo tre anni possiamo affermare con orgoglio che la ferita aperta da Vaia si sta cicatrizzando, il merito è anche se non soprattutto loro. Concludo allora, davvero, esortando a fare memoria non solo della tragedia che è stata, ma anche di come il Trentino ha saputo e sta sapendo rialzarsi. Sono convinto che non vi sia lezione più grande – da offrire anche alle giovani generazioni – di un’esperienza di rinascita che, in tempi di pandemia, assume un valore ancora più alto.

Consigliere provinciale Gianluca Cavada