Continuità assistenziale: firmato nuovo accordo con i medici di medicina generale

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È stato firmato il nuovo Accordo provinciale con i Sindacati dei medici di medicina generale proposto dall’assessore provinciale alla salute, Stefania Segnana, per fronteggiare le crescenti difficoltà nel garantire stabilmente il servizio di continuità assistenziale su tutte le sedi del territorio provinciale, a causa della carenza di medici disponibili ad assumere gli incarichi.
Già nel marzo del 2020 era stato siglato un Accordo che aveva introdotto una serie di misure straordinarie per fronteggiare la situazione di carenza sia nell’assistenza primaria che nella continuità assistenziale. Il nuovo Accordo provinciale potenzia alcune misure e agevola l’assunzione di incarichi da parte di più categorie di medici.
La Provincia e l’Azienda sanitaria si sono inoltre impegnate a supportare maggiormente i medici anche mettendo a disposizione le auto di servizio e potenziando la sicurezza delle sedi.
“Stiamo lavorando con Azienda e Sindacati dei medici di medicina generale che ringrazio – spiega l’assessore Stefania Segnana – anche per concludere un accordo finalizzato ad incentivare maggiormente le forme associative tra professionisti, con rilevanti investimenti per garantire supporti di personale amministrativo e infermieristico ai medici”.

NUOVI AUMENTI DI CONTAGIO TRA I SANITARI

«Fino a qualche settimana fa, quando eravamo stati i primi a lanciare l’allarme sul rischio concreto di una nuova recrudescenza di contagi degli operatori sanitari, analizzando quello che era stato a settembre il primo nuovo picco delle infezioni estrapolato dai dati dell’Istituto Superiore Sanità, ci meravigliammo non poco di come gli stessi vertici ISS, interpellati da alcuni giornali al riguardo, avevano sminuito la gravità della situazione. 

Oggi, a distanza di poche settimane, dopo una calma che evidentemente era solo apparente, l’aumento costante delle infezioni dei professionisti della sanità, lento ma pericolosamente costante, è di nuovo sotto gli occhi di tutti. 

E ancora una volta ci prodighiamo nell’affermare che il nostro non vuole essere affatto un atto di controproducente allarmismo. 

Riteniamo, infatti, che pur essendo, almeno allo stato attuale in una situazione non allarmante, essa va di certo monitorata con estrema attenzione. Anche perché siamo di fronte a aumento nazionale dell’incidenza RT, con un rischio oggi definito moderato per ben 18 regioni, con una possibile recrudescenza epidemica in atto. Lo dicono dalla Cabina di Regia del Covid.

Accanto ai contagi dei cittadini, sale costantemente il numero di operatori sanitari infetti. Siamo passati, sempre su base degli ultimi 30 giorni, ai 1377 di lunedì 25 ottobre (25 settembre-25 ottobre), per arrivare a 1720 di ieri venerdì 29 ottobre (29 settembre-29 ottobre). Oggi se ne contano 1734 (30 ottobre 2021), ovvero 14 contagiati in più in 24 ore.

Crediamo ancora una volta che l’opinione pubblica non abbia l’anello al naso. 

L’aumento c’è ed è un dato di fatto e ci racconta di 343 nuovi casi in più in appena cinque giorni, ovvero 68 operatori al giorno. 

Lo dicono i dati ISS. Se a questi, come abbiamo sempre fatto, incrociamo i dati Inail, scopriamo che l’82% di chi si ammala nelle corsie sono come sempre gli infermieri. Quindi ben 55 infermieri al giorno si sono ammalati nell’ultima settimana.

Proviamo a fare una proiezione. Se l’aumento, così com’è, dovesse rimanere costante, e calcolassimo da oggi i prossimi 30 giorni di contagi, quindi 30 ottobre-30 novembre, con circa 350 casi ogni settimana, partendo dalla base odierna, che è 1734, arriveremmo di certo a sfiorare i duemila contagi di operatori sanitari entro fine novembre.

Leggiamo e apprendiamo delle dichiarazioni del Ministro Speranza e del Sottosegretario Sileri: l’ipotesi della terza dose aperta a tutti prenderebbe sempre più piede.

Noi, come sempre, non entriamo nel merito della decisione, ma come sindacato che tutela gli interessi e la salute degli infermieri vorremmo comprendere, sulla base di una accurata indagine scientifica, perché gli operatori sanitari si stanno ammalando di nuovo. Abbiamo il diritto di capire qual’è lo stato immunitario  di coloro che si sono vaccinati a inizio anno. Pretendiamo di sapere fino a che punto la terza dose sarà capace di agire sulle nuove varianti».

AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS IN TRENTINO


Sono 61 i nuovi casi positivi intercettati grazie agli oltre 8.000 tamponi effettuati ieri in Trentino. Lo evidenzia il bollettino quotidiano dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, che conferma l’assenza di decessi ma al contempo riporta un aumento dei ricoveri: salgono a 18 i pazienti in cura nei reparti ospedalieri, di cui sempre 2 in rianimazione, per effetto di 7 nuovi ricoveri e 2 dimissioni. Intanto, le vaccinazioni arrivano a quota 792.994, cifra che comprende 363.966 seconde dosi e 14.913 terze dosi.

Nel dettaglio, sono 25 casi i positivi evidenziati dal tampone molecolare (su 282 test effettuati) e 36 dall’antigenico (su 8.012 test effettuati). I molecolari poi confermano 25 positività intercettate nei giorni scorsi dai test rapidi.
Fra i nuovi contagiati, 15 sono nella fascia 19-39 anni e altrettanti in quella 40-59 anni. Ieri le classi in quarantena erano 7. Il bollettino registra anche 21 nuovi guariti, portando il totale a 47.454 da inizio pandemia.