Il Covid non balla. Nelle regioni in zona gialla le discoteche rimangono aperte

Da questa mattina, anche Veneto, Marche e Liguria entrano in zona gialla, aggiungendosi così al Friuli-Venezia Giulia, all’Alto Adige e alla Calabria che già dalle scorse settimane erano entrati nella prima fascia delle restrizioni di contrasto alla diffusione del Covid.

In quella che ormai è una vera e propria quarta ondata, guidata – anche se in Italia l’incidenza è minore che nel resto d’Europa – dalla variante Omicron, il rafforzamento delle misure di sicurezza si sta facendo sempre più insistente, alla luce anche dell’emanazione del super green pass.

Ma alcune delle norme della zona gialla fanno discutere: sostanzialmente, infatti, rimane tutto aperto, dai ristoranti alle scuole, dagli impianti sciistici agli stadi e le uniche variazioni sono l’introduzione del Super Green Pass per l’accesso ad alcuni locali di interesse pubblico e il ritorno della mascherina obbligatoria all’aperto.

La misura che suscita più polemiche è quella legata alle discoteche: infatti per quegli esercizi la capienza consentita rimarrà al 100%, cambia unicamente la modalità d’accesso per cui solo i possessori del Super Green Pass – ovvero i vaccinati con due dosi e i guariti dal Covid che hanno ricevuto una dose – potranno andare a ballare. Una misura che certamente stride con i numeri sanitari che quotidianamente vengono letti: per quanto la maggior parte dei ricoveri ospedalieri possa essere occupata da persone non vaccinate, tuttavia solo ieri si sono riscontrati 24.259 nuovi casi, con 97 morti in più raggiungendo quota 135mila.

Certo, se si pensa che il 19 dicembre 2020 si segnavano 553 morti a fronte di 16.308 nuovi casi, la situazione sembra in lieve miglioramento, ma quello che lascia perplessi è lo stato di emergenza – non solo legislativo, ma anche mediatico – quando poi è possibile andare a ballare o andare allo stadio. Se di emergenza sanitaria si tratta – e i numeri sembrano dire questo – forse era più opportuno vietare del tutto i luoghi di assembramento dove non è possibile tenere distanziamento e mascherina, ipotizzando piuttosto dei ristori.

Le discoteche, infatti, hanno vissuto un lunghissimo periodo di fermo della loro attività, esattamente come gli impianti sciistici che sono ben due anni che vedono danneggiata la stagione invernale. Tuttavia, mentre per lo sci rimane più semplice la capacità di rispettare il distanziamento o di indossare la mascherina negli impianti di risalita, in discoteca tutto questo appare più complicato. Ma evidentemente, il Covid non balla.