Tecnologia

UniTrento. Al via un progetto trentino per contrastare i deepfake

Un gruppo composto da Università di Trento e azienda informatica U-Hopper Srl ha vinto un finanziamento europeo per costruire uno strumento che aiuta a riconoscere e classificare le immagini false sui social. Il primo obiettivo sarà costruire un prototipo entro nove mesi.


Un gruppo composto da Università di Trento e azienda informatica U-Hopper Srl ha vinto un finanziamento europeo per costruire uno strumento che aiuti a riconoscere e classificare le immagini false sui social. Il primo obiettivo sarà costruire un prototipo entro nove mesi.

Potrebbe nascere in Trentino uno dei primi fakes-detector, dalla tecnologia sofisticata, ma dall’uso semplice. Un’app da scaricare su smartphone o computer per evitare di scambiare immagini false (in gergo, deepfake) con immagini reali.

È ciò a cui lavora con entusiasmo e determinazione da qualche giorno un piccolo gruppo, composto in parte da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Trento e in parte da personale dell’azienda informatica U-Hopper Srl che ha sede nell’Impact Hub di Trento. Il primo obiettivo, da raggiungere entro nove mesi, è costruire un prototipo. Poi, se il team otterrà altri finanziamenti, potrà proseguire l’attività per altri quattro mesi fino a produrre un dispositivo da mettere sul mercato.

“Le persone tendono naturalmente a credere a ciò che vedono, specie se risulta verosimile, ovvero se ricalca in maniera minuziosa la realtà” spiega Giulia Boato, professoressa associata del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (Disi) all’Università di Trento, aggiungendo: “Con il nostro progetto vogliamo creare uno strumento di tutela per tutti gli utenti attivi sui social media, in modo che diventi più semplice rispondere alle domande “Questa immagine è reale? Posso fidarmi e condividerla a mia volta?”.

Per raggiungere questo obiettivo la squadra accademico-imprenditoriale ha vinto un finanziamento europeo per costruire uno strumento di contrasto alla diffusione dei deepfake, che aiuta a riconoscere e classificare le immagini false sui social media.

“Siamo orgogliosi di lavorare su un tema così delicato e attuale” dichiara Daniele Miorandi, amministratore delegato di U-Hopper Srl e coordinatore del progetto TrueBees. “Il nostro obiettivo non sarà solo realizzare uno strumento efficace per proteggere gli utenti, ma anche fare luce su queste zone d’ombra del Web che oggigiorno costituiscono, purtroppo, una fonte di grande preoccupazione. E siamo particolarmente contenti di portarlo avanti assieme alle eccellenze dell’Università di Trento, in un’ottica di sinergie e ricadute positive sul territorio trentino”.

Il progetto trentino si chiama TrueBees (Digital forensics and blockchain technology against deceptive deepfake imaging in social media). Intende combinare strumenti di intelligenza artificiale per il riconoscimento e la classificazione di immagini false e un sistema di blockchain per creare un registro, dove salvare in modo indelebile la classificazione.

Tale registro dovrà essere poi reso accessibile in maniera da poter essere consultato per ogni dubbio nel distinguere immagini reali da immagini falsificate.

Il progetto TrueBees è risultato tra i vincitori (quindici selezionati su 90 candidature arrivate da tutta Europa) del bando lanciato da Trublo. Tale bando fa parte dell’iniziativa europea NGI (Next Generation Internet), finanziata nell’ambito del programma Horizon 2020, per promuovere studi su come le nuove tecnologie, e in particolare la blockchain, possano rivoluzionare il settore dei media. Trublo sostiene l’avvio di progetti di ricerca del settore per lo sviluppo di nuovi software, piattaforme o strumenti.

Con il termine di tecnologie di blockchain si indica un insieme di tecniche di tracciabilità che permettono di ripercorrere e ricostruire la catena di elaborazione, il ciclo di vita del dato multimediale, attraverso le tracce lasciate dal sistema di acquisizione, la codifica e ri-codifica del segnale, ma anche di fare luce su provenienza, manipolazioni e condivisioni su social.

Al termine dei nove mesi è prevista una seconda selezione, che per tre dei quindici progetti finalisti aprirà la strada a un finanziamento ulteriore finalizzato a produrre un dispositivo da mettere sul mercato.

Secolo Trentino