Pagellone politicamente scorretto di Sanremo 2022: la terza serata

Con la puntata di giovedì sera, abbiamo superato la metà del Festival di Sanremo. Verrebbe da dire “finalmente”, ma ci si limiterà alla constatazione. In attesa della serata cover di stasera e della finalissima di sabato, ecco il pagellone di ieri.

Voto 0: il momento celebrativo di Mattarella
Dopo il tifo da stadio della prima serata, un altro spot al Presidente della Repubblica nel giorno del suo insediamento. Applauso a scena aperta, standing ovation, tributo con “Grande Grande Grande” di Mina. Insomma, anche basta, smettiamo di nascondere sotto la polvere che Mattarella è (ancora) lì solo perché i partiti si sono dimostrati dei nani politici. Lui stesso non voleva quel ruolo, evitiamo di umiliarlo e di umiliarci a questo modo.

Voto 1: la Rai
Gestione imbarazzante ieri sera: cameraman volati giù dal palco inquadrati da altri cameraman, grafiche sballate, nomi di artisti scritti male, pubblicità da 5 minuti ogni 4 minuti di trasmissione solo per arrivare a fare tardi. Dal punto di vista pubblicitario, nessuna differenza ormai tra la Rai e un qualsiasi YouTube. Assolutamente rivedibile, soprattutto in una serata di giorno lavorativo.

Voto 2: Amadeus
2 come l’ora di chiusura della trasmissione. Irrispettoso nei confronti di chiunque, specie nella prima serata dedicata al televoto del pubblico. Capiamo che ormai Mahmood e Blanco abbiano vinto e debbano vincere, almeno evitare la pantomima del “pubblico che decide”. Specie se la classifica che vediamo è decisa in parte del pubblico.

Voto 3: la terza serata
L’apertura è fondamentale, la seconda serata serviva per far finire le esibizioni dei cantanti in gara, la serata cover è puro intrattenimento musicale – e talvolta goduria per chi mastica musica – e la finale è la Summa di tutte le puntate. Sfugge invece il senso di questa serata intermedia, senza parte competitiva, pesante solo al 33% nella classifica, con gli stessi parametri che avrà anche la finale. Un brodo allungato inutilmente.

Voto 4: Saviano
Un monologo sulla scomparsa di due giganti della lotta alla mafia, parlando di come siano stati anche ghettizzati dal sistema mediatico ma guardandosi bene dal toccare noti esponenti politici – alcuni tuttora in vita – che quella ghettizzazione l’hanno sostenuta attivamente. Come al solito, sagra delle banalità e delle cose arcinote, quando c’è da arrivare al dunque e fare i nomi – che noi non faremo, non siamo tenuti a farlo e chiunque abbia studiato un po’ la storia del periodo sa di chi stiamo parlando – si tira sempre indietro. Evitabilissimo.

Voto 5: la classifica
Sembrava allucinante la classifica della sala stampa, la giuria demoscopica e il televoto sono riusciti a far peggio. Incomprensibile Yuman terzultimo, visto che ha portato una delle canzoni tecnicamente più belle (anche dal punto di vista del testo), fortemente discutibile il 12° posto di Rettore-Ditonellapiaga, soprattutto visto l’indice di engagement nei social (88%), un crimine contro la musica il 7° posto di Massimo Ranieri. Beninteso, la carriera non si discute, ma non si può mandare al massacro un’artista del genere con un brano che necessita di una potenza vocale che non c’è più. E non si può votare alla carriera, altrimenti il giusto podio dovrebbe essere Morandi-Ranieri-Zanicchi.

Voto 6: Cremonini
In una serata floscia, Cesare Cremonini con i suoi due interventi sul palco ha per un attimo ricordato che si tratta di un Festival musicale. Al netto del gusto delle canzoni, che possono piacere o non piacere, l’energia portata sul palco ha anche per un attimo eclissato il tempo impiegato: nessun ospite finora ha avuto il suo stesso spazio senza essere una presenza scenica come Fiorello o Checco Zalone. E forse è stato meglio così.

Voto 7: Dargen D’Amico
Un alieno di questo festival, ma la combinata occhiali da sole d’oro e giacche improbabili per presentare una canzone dance sul palco dell’Ariston è probabilmente la miglior sorpresa in positivo di quest’edizione. Ovviamente non arriverà in fondo, però fa piacere sentire qualcuno che parla di ballare e tornare a vivere in un’epoca monopolizzata dal Covid.

Voto 8: Gaia
Chiamata in fretta e furia per sostituire i Coma_Cose, risultati positivi, riesce a tenere incollati allo schermo tutti coloro che aspettavano una bella donna in una lunga serata. Se l’occhio vuole la sua parte, l’orecchio non è da meno: avesse cantato Cuore amaro a Sanremo come l’ha cantata ieri sera, staremmo parlando di un altro risultato in classifica finale.

Voto 9: Yuman
La prima sera aveva fatto capire di avere una bella canzone ma l’emozione ha tradito un po’ la voce. Ieri sera semplicemente perfetto: intonato, tecnicamente dotato, timbro assurdo in un’era di autoimitatori e autotune e un testo oggettivamente molto interessante che parla di vittoria sulla depressione. Il pubblico non ha capito, nemmeno i giornalisti: chi ha un cuore lo ha apprezzato. “Riesco a dire che sto bene, se trema un po’ la voce / Mi fermo e mi godo la luce, anche fosse un istante, sì“.

Voto 10: Drusilla Foer
Non si dovrebbe mai dire l’età di una signora e non la diremo. L’eleganza con cui Gianluca Gori porta sul palco questo strepitoso personaggio, dotato di autoironia, simpatia, stile, affabilità e un’infinita dose di saggezza è straordinaria. Sprecatissimo il monologo dopo l’1.30, frasi come “Non mi piace parlare di ‘diversità’” o “Le convinzioni non siano convenzioni” andrebbero scritte in qualsiasi manuale di diritti civili. Nessuna polemica con Checco Zalone, nessuna affermazione scontata o banale. Altro che i monologhi strappalacrime delle prime serate o il falso femminismo delle co-conduttrici donne. A riprova che conta quello che hai da dire, non quello che hai in mezzo alle gambe.