Società

Pagellone politicamente scorretto di Sanremo 2022: la quarta serata

La quarta serata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, non ha deluso le attese e ha regalato uno spettacolo bello e per nulla noioso al pubblico. Dare voti sotto al 5 è stato molto difficile, ma in qualche modo ci si è riusciti perché al peggio non c’è mai fine. In attesa della finale di stasera, che relegherà al passato anche questo Festival.

Voto 0: la vittoria di Morandi-Jovanotti
Attenzione, il voto non è all’esibizione, della quale si parlerà più avanti. Il problema è proprio la vittoria: nella serata delle cover, ha vinto un cantante che ha cantato due sue canzoni, all’interno del Medley proposto insieme a Jova. Per carità, è vero che poi Morandi ha cantato Ragazzo fortunato e Penso positivo, ma la fatica artistica di adattare la propria voce e riarrangiare un brano come hanno fatto molti altri interpreti ieri sera non c’è proprio stata. Ma, citando Boris, siamo un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte.

Voto 1: Michele Bravi
Massimo rispetto per la vicenda umana e artistica di Michele Bravi, del quale si apprezza – da parte di chi scrive – la volontà di rimettersi in gioco senza mai mancare di rispetto a nessuno. Però no, Lucio Battisti non si tocca. La cover di Io vorrei…Non vorrei…Ma se vuoi è ben oltre l’imbarazzante, senza voce, senza tempo, senza verve. Non la peggior cover di ieri, ma viste le potenzialità dell’artista merita il voto più basso tra le canzoni in gara.

Voto 2: Highsnob, Hu e Mr. Rain
Questi ragazzi, che invece stanno stupendo nel Festival, avrebbero voluto ricordare Luigi Tenco a 55 anni dalla tragica fine della sua vita. Ne è uscito un disastro, salvato solo dalla buona intenzione. Incommentabile Mr. Rain, che ha cantato Mi sono innamorato di te come fosse una sua qualsiasi canzone. Almeno provare, per un secondo, a non sentirsi il più grande di tutti i tempi da perfetto sconosciuto? No eh?

Voto 3: gli spot in mezzo al Festival
Per fortuna con ieri dovremmo aver finito le gag del Nutella World Day con Upside Down, visto che la giornata mondiale del prodotto Ferrero è oggi. Un massacro pubblicitario, tra la Eni e il suo greenwashing, la Costa, la Nutella, la marchetta al Jova Beach Party. C’è un limite a tutto, se avessi voluto uno spettacolo pubblicitario avrei assegnato Sanremo a Mediaset.

Voto 4: Rkomi
Ragazzo mio, capisco che – sapendo di non avere voce – pensi che presentarsi a petto nudo con i pantaloni da cowboy (forse da rider, ma sembrava molto più un cowboy) a correre per il palco intonando qualcosa non troppo chiaramente di Vasco Rossi sia una strategia vincente. Devo però darti una brutta notizia: non è riuscito niente. Se dedicassi più attenzione al canto che al FantaSanremo ne guadagneremmo tutti.

Voto 5: la scomparsa del FantaSanremo
Nella seconda serata, su 13 artisti in gara a memoria più di metà hanno citato il FantaSanremo, il gioco parallelo a Sanremo organizzato da alcuni attori teatrali delle Marche. Niente di male, un po’ di divertimento non guasta mai. Possibile però che dopo l’exploit di quella sera solo in pochissimi abbiano continuato? Che la Rai non abbia digerito Sky Wi-Fi come sponsor unico del FantaSanremo? Bah.

Voto 6: Jovanotti
In una serata in cui lo spettacolo era assicurato, ha dato un po’ di movimento al tutto, non solo con Gianni Morandi. Il “ragazzo fortunato” continua la sua strada con la serenità e la leggerezza di un ventenne, entusiasmo, voglia di vivere, di scherzare, di cantare, di ballare. Senza spot al Jova Beach Party avrebbe preso qualche voto in più, basta però che non metta mai più Amadeus a disegnare o a scrivere. “Festiva”.

Voto 7: Maria Chiara Giannetta
Accolta anche lei dall’immancabile “E chi è?”, ne esce veramente molto bene. Preparata, capace, divertente, solare, mai altezzosa, capace di emozionare raccontando le storie dei suoi “coach” per il ruolo della non vedente Blanca. Lo sketch con la litigata col fidanzato a colpi di testi di canzoni è già storia. Non ha fatto rimpiangere Drusilla Foer e già la si vuole rivedere sul palco. Brava.

Voto 8: Gianni Morandi e Jovanotti
3 minuti di delirio e caos. Fantastici, travolgenti, elegantissimi, bravissimi. Jovanotti disse che avrebbe gradito ricevere di sé una definizione data da Orson Welles in riferimento a Fellini, “egli danza“. Beh, che Jovanotti danzi è sicuro, ma anche Morandi non scherza. Ormai stabilmente sul Podio di questo Sanremo con Elisa e i molto probabili vincitori Mahmood-Blanco, Gianni ha già vinto la sua scommessa, dimostrando di essere sostanzialmente inarrestabile.

Voto 9: le cover in inglese
Alle cover in inglese si può sempre obiettare che questo sia il Festival della Canzone italiana. Ed è vero. Però poi c’è l’orecchio musicale e quello non sbaglia. Noemi, Yuman, Le Vibrazioni, Emma-Michielin, Elisa, Matteo Romano e La Rappresentante di Lista hanno confezionato ottime versioni delle loro canzoni, favoriti anche dai loro ospiti (tranne nel caso di Romano, se avesse cantato da solo avrebbe fatto anche meglio, rivedibile l’interpretazione di ieri di Malika Ayane). Quello che conta alla fine è emozionare, tante storie di parità e inclusione e poi ci offendiamo per dei capolavori in lingua inglese? Suvvia.

Voto 10: Achille Lauro e Loredana Bertè
Quando vedi entrare Achille Lauro in smoking bianco e la Berté coi capelli blu hai sempre paura che venga dissacrato qualcosa. Invece ieri sera sono stati eccezionali, Lauro è riuscito a non stonare e a portare a casa una cover toccante e sentita. Le grida della Berté, nell’immaginare una scena di disperazione per la donna afflitta dal bipolarismo dell’uomo che ha accanto, non stonano col contesto. Far leggere ad Amadeus una lettera, scritta da Lauro per la Bertè, dal profondo messaggio contro la violenza – psicologica in questo caso – sulle donne. Si può dare un messaggio anche senza presentarsi nudi e Achille Lauro l’ha fatto, dimostrando di essere maturato.

Secolo Trentino