Editoriali

Franceschini disegna la nuova politica italiana: Lega ridotta e al centro, Meloni più forte e inutile

Non bastavano le sciocchezze della Buona Destra, movimento inconsistente che mira a trasformare i partiti di destra in qualcosa di perdente che piaccia alla sinistra. Adesso è arrivato anche il ministro Franceschini, esponente del Pd, a spiegare come dovrebbero muoversi i suoi avversari. A suo avviso, infatti, non è giusto che sul fronte destro (che non significa assolutamente più nulla, ma va bene lo stesso) siano schierati due partiti – Fdi e Lega – con un consenso intorno al 20% per ciascuno.

Non è chiaro perché non vada bene. O meglio, è chiarissimo che a Franceschini non piaccia che il 40% degli italiani sia su posizioni di destra, ma non si capisce perché la situazione non dovrebbe andar bene a Meloni e Salvini. Però il ministro non si accontenta di esprimere un suo fastidio, ma spiega anche come dovrebbe evolvere la situazione.

In primo luogo la Lega dovrebbe abbandonare Fdi al suo destino. Lasciando che solo i fratelli della Meloni presidino l’angolo a destra. A quel punto Salvini si sposterebbe verso il centro, porterebbe la Lega nel Ppe e potrebbe assorbire Forza Italia senza più Berlusconi. Magari recuperando anche i rapporti con Toti. Facile, no?

Meno facile, probabilmente, sarebbe convincere gli elettori leghisti a votare per un partito che si allinea alle posizioni di un Brunetta qualunque, di una Carfagna immigrazionista, di un Giacomoni nemico di ogni proposta di livello decoroso. È vero, allinearsi con Lollobrigida non è molto meglio però l’elettore medio ha molto più in comune con le posizioni di Fdi che non con quelle dei centrini vari.

In questo modo, però, Franceschini riuscirebbe a far crescere il partito della Meloni ma condannandolo all’irrilevanza ed all’emarginazione. E, al contempo, ridurrebbe drasticamente il consenso per la Lega, condannandola alla subordinazione rispetto al Pd. Che, bontà sua, potrebbe persino allearsi con la nuova Lega normalizzata, purché avesse un mero ruolo di supporto alle politiche della sinistra. In cambio, però, di qualche poltrona di governo e di sottogoverno.

Uno scenario che affascina Toti e che ha già iniziato a preoccupare Brugnaro. Che potrebbe piacere a Renzi, in grado di andare a guidare la nuova Lega in versione repubblicana americana dopo aver eventualmente fagocitato lui ciò che resta di Forza Italia e dei cespugli centristi.

E che potrebbe piacere anche a Meloni che si ritroverebbe con un partito numericamente forte e politicamente inutile. Con tanti deputati, senatori, consiglieri regionali e nessuna possibilità di incidere sulla realtà. Continuando a protestare contro tutto e tutti ma senza il fastidio di dover governare.

In fondo Franceschini accontenterebbe tutti. Tranne gli italiani.

Riguardo l'autore

augustograndi

Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

Secolo Trentino