Ddl Ambrosi per la promozione dell’offerta turistica per i disabili: Via libera dalle associazioni

Mattinata di audizioni sul disegno di legge n. 105 di Alessia Ambrosi (FdI) per la promozione dell’offerta turistica per i disabili in Seconda commissione, oggi presieduta da Pietro De Godenz (UpT).

Le associazioni: una buona proposta, ma niente contributi a pioggia

Ferdinando Ceccato direttore di Abc Irifor del Trentino ha definito interessante il ddl, in particolare la parte che parla dello sbarrieramento sensoriale delle strutture. Importante è anche l’idea della formazione del personale per il quale la stessa Abc Iriform ha promosso una serie di corsi. La proposta, ha detto Ceccato, è quindi valida, ma va accompagnata da interventi concreti, proprio a partire dallo sbarrieramento sensoriale, ad esempio introducendo contrasti di colore per ipovedenti o attrezzando gli ascensori con i video telefoni per le emergenze.

Marco Groff, presidente di Fand, ha detto che il ddl Ambrosi si pone obiettivi nobili, ma ha anche aggiunto che del tema dello sbarrieramento si parla da 50 anni, e nonostante ciò ancora oggi tra gli albergatori in alcuni casi si trova un atteggiamento di pietismo o viene fatto pesare al cliente disabile il fatto che si siano dovuti fare interventi di adattamento delle strutture. Infine, Groff ha auspicato che i soldi, anche quelli per le Olimpiadi, vengano impiegati per progetti precisi e non distribuiti “a pioggia”. Silvano Bonvecchio, sempre di Fand, ha ricordato che la Pat ha istituito il marchio Open per incentivare lo smantellamento delle barriere architettoniche. Marchio, ha aggiunto, che andrebbe rivitalizzato.
Luca Moser di Anffas ha anche lui affermato che il ddl è molto positivo e necessario, anche se andrebbe forse alleggerito di alcuni dettagli per renderlo più agile e concreto. Gli obiettivi che Ambrosi ha posto sono importanti ma, ha aggiunto l’esponente di Anffas, c’è una sproporzione con le risorse previste. Importante, invece il coordinamento tra gli interventi Pat e quelli nazionali, ad esempio la “Disability card” che potrebbe diventare anche un elemento importante per la promozione turistica. Centrale, per Moser, la formazione degli operatori

Non può passare l’idea che in Trentino ci sono “furbi” che non rispettano le norme per i disabili

Alessia Ambrosi ha detto che in Trentino s’è fatto molto, ma è mancata una regia degli interventi. Per questo il ddl prevede un tavolo permanente per il coordinamento. Si deve essere pronti, inoltre, per le Olimpiadi e Paralimpiadi, cogliendo l’occasione per alzare la proposta turistica del Trentino. Inoltre, il ddl prevede l’istituzione di un marchio e di app per rendere più capillare e fluida l’informazione. Sulla “Disability Card”, la consigliera di FdI, s’è detta disponibile a inserirne un riferimento nel suo ddl.
L’assessore Failoni rivolgendosi al presidente di Fand, Marco GRoff, ha chiesto di avere indicazioni precise sulle strutture che non ottempererebbero alle norme che sono peraltro indispensabili per ottenere l’agibilità. E questo, ha aggiunto, perché non si possono tollerare mancanze di questo tipo. Ma, al tempo stesso, non si possono fare accuse generiche perché non va dimenticato che in questi ultimi 10 – 15 anni in Trentino sono stati fatti grandi passi in avanti sulla disabilità e tantissimi albergatori vanno orgogliosi delle loro strutture.
Per Lorenzo Ossanna (Patt) non si può far passare l’idea che in Trentino ci sono “furbi” che non rispettano le regole. Da noi, ha detto ancora, è impossibile che ci siano strutture alberghiere recenti inadatte ad accogliere i turisti disabili, perché la normativa è stringente e il suo rispetto minuzioso e indispensabile per ottenere i permessi necessari. Groff ha ribattuto a Failoni che, per ciò che riguarda gli alberghi che sarebbero poco accoglienti nei confronti dei disabili, si dice il peccato ma non il peccatore.

Il Cal: tema importante ma non ci si può limitare al turismo

Paride Gianmoena, presidente del Cal, ha affermato che il tema è importante, ma va affrontato a 360 gradi. Il Cal esprime dubbi sul marchio, anche perché quello promosso dall’Accademia della Montagna, l’Open, ha affermato Gianmoena, non ha dato i risultati sperati. Inoltre, è limitativo intervenire solo sul turismo per le disabilità e sul piano della formazione ci si deve concentrare, anziché sui professionisti come i maestri di sci o le guida alpine, sulle associazioni dei volontari che lavorano con la disabilità. Quindi, va fatto, secondo Gianmoena, un approccio sistematico e non ci si può solo rivolgere solo al turismo. Alessia Ambrosi ha risposto affermando che il ddl non si occupa solo di barriere, ma è soprattutto rivolto alla promozione di una cultura della disabilità, anche quella temporanea, e la sensibilità nei confronti degli anziani. La formazione prevista dal ddl non si rivolge solo agli operatori (che comunque hanno bisogno di maggiori conoscenze di questo tipo di clientela), ma anche ai volontari che possono offrire un servizio alle famiglie che vengono da noi in vacanza. Pietro De Godenz, sul marchio Open ha affermato che sul marchio si è interrotto un percorso che sarebbe stato invece importante. Vero, ha aggiunto, c’è stato un vuoto che ora andrebbe colmato. L’esponente di FdI ha affermato che il ddl non prevede un marchio specifico e si potrebbe benissimo usare l’Open. L’importante è che ci sia un riconoscimento.

Il marchio Open, certificazioni sospese. Tsm al lavoro per migliorarlo

L’ingegner Giuliano Giacomelli di Trentino Trasporti ha ricordato che la società nell’ extraurbano, anche ferroviario, prevede il trasporto disabili su prenotazione, mentre i 235 bus urbani sono tutti forniti di pedana. Una scelta determinata anche dal fatto che nei nostri paesi non ci sono i marciapiedi sufficientemente ampi per utilizzare le pedane. Ambrosi e De Godenz hanno chiesto se c’è la possibilità di ovviare a questi problemi tecnici. E Giacomelli ha ribadito che è un problema soprattutto di spazi insufficienti. In Trentino inoltre le fermate sono 5 mila e sarebbe impossibile ricavare in ogni fermata lo spazio per ricavare il “golfo” che i viaggiatori con disabilità.
Paola Borz, direttrice generale di Tsm, ha ricordato che nell’ambito del turismo accessibile sono già stati realizzati corsi per i professionisti del settore e si sta lavorando sul marchio Open. De Godenz ha chiesto chi certifica le caratteristiche per ottenere Open. Borz ha risposto che non si sta certificando nulla perché il marchio è in stand by e si sta lavorando per trasformarlo, semplificarlo, con nuovi criteri e requisiti, e pubblicizzarlo. Entro l’anno, ha risposto la direttrice Tsm, il lavoro sarà ultimato. HandyCrea, ha aggiunto rispondendo a una domanda di De Godenz, avrà un ruolo sulla valutazione e la consulenza. Cavada (Lega) ha affermato che lo strumento del marchio Open va rilanciato perché è molto importante.

Le Aziende per i servizi alla persona vanno coinvolte

Massimo Giordani, direttore di Upipa, ha affermato che il ragionamento sull’agibilità che introduce il ddl va bene, ma va allargato a tutti i cicli di vita, quindi va compreso l’invecchiamento. Un disegno strategico che va inserito in una filiera integrata sull’accessibilità. In alcuni contesti, come Brentonico, ha ricordato, le Rsa hanno fornito servizi per persone che non potevano pernottare in albergo, o hanno offerto momenti di sollievo per le famiglie ospiti. Quindi, le Rsa chiedono di essere coinvolte nelle offerte di servizi per il turismo accessibile. Giordani ha auspicato che le Apt prendano in considerazione, nelle strategie per il turismo accessibile, anche le Apsp e ha ricordato che alcune di queste stanno già diventando un hub per la mobilità accessibile. La pandemia, ha aggiunto, ha rallentato questo processo di integrazione delle strutture per gli anziani e le comunità, un cammino che dovrà essere ripreso nei prossimi mesi.

Il Comitato paralimpico: vanno adeguate le strutture sportive

La presidente del Comitato italiano paralimpico, Massimo Bernardoni, ha affermato che l’idea del ddl è ottima e si è concentrato sull’accessibilità delle strutture sportive. In Trentino ci sono tanti impianti sul ghiaccio che però non consentono agli atleti disabili di accedervi con gli slittini da hockey. Eppure, ha aggiunto il presidente Cip, basterebbero solo circa 20 mila euro per adattare i campi che consentirebbero di realizzare gare internazionali di questa disciplina. Così come, si potrebbe ampliare l’offerta dell’ippoterapia, anche serve formazione. Il Trentino ha una rete di ciclabili tra le migliori, ma andrebbe promosso l’affitto delle hand bike. Si potrebbe lavorare anche sulla vela e in generale, ha concluso Bernardoni, si deve rendere accessibile questo tipo di turismo sportivo adeguando le strutture anche per i non vedenti o ipovedenti.

Il Coni: adeguare alla disabilità anche lo sport all’aperto

Infine, anche la presidente del Coni, Paola Mora ha definito interessante il ddl anche perché il Trentino ha una buona dotazione di impianti sportivi , ma, in particolare per gli sport all’aria aperta ci sono difficoltà. Ad esempio per le ciclabili, i bicigrill non sono attrezzati, in particolare i bagni, per ospitare gli sportivi che si spostano con le hand bike. Sui laghi gli accessi alle canoe o alle barche non sono sbarrierati o i pontili adeguatamente attrezzati. Anche i percorsi di orienteering andrebbero adeguati alla disabilità, così come gli impianti di risalita e le piscine. Tanto si potrebbe fare anche sulla disabilità cognitiva e relazionale, a partire dall’ippoterapia. Inoltre, ha chiuso la presidente Mora, va fatto un monitoraggio sulle società che hanno allenatori preparati per accogliere i ragazzi disabili.
Alessia Ambrosi ha ricordato di aver già presentato un emendamento sull’ippoterapia e la formazione degli operatori. E ha messo in evidenza che il Governo ha pubblicato un bando di 30 milioni di euro per il turismo sostenibile al quale il Trentino potrebbe cercare di accedere. Il ddl, ha detto ancora, lavora a 360 gradi, cercando di creare una rete a favore delle persone disabili.
Alex Marini (5 Stelle) ha affermato che un coordinamento per l’handicap c’è già e ha chiesto perché dal Comitato olimpico e paralimpico per le Olimpiadi 2026 siano state escluse le associazioni locali che si occupano di disabilità. Bernardoni ha risposto che nel coordinamento c’è l’intenzione di coinvolgere l’associazionismo perché senza di loro il successo delle Paralimpiadi non ci sarà.