Da Bob Kennedy a Sleepy Joe (Biden): come l’America è caduta in basso (e anche noi)

1812, 1914, 1941: tre date che ci ricordano che se l’orso russo mostra gli artigli il Mondo intero non può star sereno. E speriamo di non aggiungere a queste date anche quella del 2022 quando la Russia, dopo aver incassato le provocazioni di USA e NATO, ha deciso di intervenire in Ucraina per far capire ancora una volta che a tutto vi è un limite, che non si può considerare l’orso russo un Paese come la Serbia degli anni ’90 o come l’Iraq di Saddam Hussein.

L’importanza della Russia era ben scolpita nella mente dei politici americani degli anni ’60 e ’70, persino nella testa di quel Donald Trump che è arrivato a perdere le elezioni presidenziali contro quel Joe Biden che difficilmente potrà passare alla storia per aver vinto il Premio Nobel per la Pace.

E la memoria non può che evocare la crisi dei missili di Cuba, risolta grazie al duro lavoro svolto da Bob Kennedy – consigliere di suo fratello, il Presidente John Fitzgerald Kennedy – che capì l’importanza del dialogo con l’allora Unione Sovietica. Non dimentichiamoci neanche Richard Nixon, forse uno dei migliori presidenti degli Stati Uniti d’America ma al contempo uomo che si distrusse per via dei suoi disagi interiori. La parola allora era distensione sia nei confronti dell’Unione Sovietica sia nei confronti della Cina.

Personaggi del genere però ora il Mondo non li conosce più, del resto abbiamo una classe politica – e non solo – che è tutta concentrata sulla transizione ecologica e sulle auto elettriche. Solo che non ci ricordiamo che le auto elettriche necessitano di energia e quindi anche di quel gas – fondamentale per le nostre centrali elettriche – che proviene dalla Russia. Ma forse è un ragionamento troppo difficile da fare. Meglio parlare allora di pale eoliche, che non potranno mai fornirci abbastanza energia, o di energia nucleare. E su quest’ultima fonte di energia ne moriremo ma non per le radiazioni, quanto piuttosto per burocrazia e per dibattito pubblico.

La NATO negli ultimi 20 anni si è avvicinata – intesa come geograficamente – sempre di più alla Russia, mettendo a rischio la pace mondiale. Putin, per quanto discutibile, ha fatto quello che ogni “presidente“ che tiene fede alla propria parola e che tiene alla propria gente deve fare, cioè difendere gli interessi della propria nazione. Contestabile il modo, certo, perché bombardare i civili non è mai un’opzione accettabile. Ma di fronte all’assurda cecità e sordità della diplomazia internazionale, di fronte all’incapacità di guardare oltre alla “ragion pura” senza mai affrontare un discorso di “ragion pratica”, nel condannare Putin l’UE e gli Stati Uniti dovrebbero fare un serio esame di coscienza.