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Editoriali

Europa e Russia non possono reggere i costi di sanzioni “vere”. Meglio la farsa

Le sanzioni contro la Russia minacciate dal folle di Washington e dai suoi utili idioti europei non sembrano preoccupare più di tanto lo zar Putin ed i suoi ministri. Anche perché, per il momento, non sono particolarmente pesanti. Siamo ancora al “tenetemi!” dei bulletti che hanno paura dello scontro. Perché sanzioni vere avrebbero effetti devastanti sulla vita dei popoli europei, ma avrebbero conseguenze gravi ed imprevedibili anche per Mosca.

Da un lato l’Europa che, di fronte non solo all’aumento del prezzo del gas e del petrolio ma anche e soprattutto dell’eventuale taglio delle forniture, si ritroverebbe completamente tagliata fuori dalla competitività internazionale. Con la capacità di spesa delle famiglie drasticamente ridotta e con il conseguente taglio dei consumi. Portando alla chiusura delle manifatture e ad un boom della disoccupazione.

Ma non è che andrebbe molto meglio alla Russia. Perché Mosca, negli ultimi decenni, ha fatto poco o nulla per modificare un’economia che dipende pressoché esclusivamente dalle esportazioni di idrocarburi e di materie prime agricole. Al di là del settore degli armamenti, la produzione russa non spicca per qualità, tecnologia avanzata, fascino. I mercati mondiali non si scannano per ottenere il Made in Russia. Dunque il blocco dei flussi di gas verso l’Europa determinerebbe un crollo del flusso di denaro verso Mosca. E l’apparato statale non è in grado di sopravvivere soltanto con le vendite di gas alla Cina. Anche perché nuovi gasdotti per rifornire Pechino non si costruiscono in poche settimane.

La crisi attuale dovrebbe, dunque, spingere Russia ed Unione Europea a cambiare radicalmente i propri comportamenti. La Francia, sotto l’aspetto dell’indipendenza energetica, rappresenta un caso a parte, grazie al massiccio ricorso al nucleare. E Parigi sta già progettando la prima centrale dove si potrà ottenere energia dalla fusione invece che dalla fissione. Ma gli altri, nel frattempo, devono far fronte a prezzi insostenibili ed a mancanze di energia e di materie prime.

Esiste, poi, un altro problema che i media italiani di regime paiono ignorare, impegnati come sono a dimostrarsi i migliori servitori del statunitense. La Russia, indubbiamente, potrebbe spazzar via rapidamente le forze militari ucraine. Ma dopo? Come farebbe a gestire l’occupazione di un Paese estremamente vasto? I costi, umani ed economici sarebbero eccessivi.

Augusto Grandi

Riguardo l'autore

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Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

Secolo Trentino