Editoriali

Informazione di Stato. Secondo la Annunziata gli ucraini in Italia sono: Cameriere, camerieri, badanti … amanti. Ma nessuno parla di sessismo e xenofobia, come mai?

“‘Cameriere, camerieri, badanti … amanti’. Queste le parole usate dai giornalisti Lucia Annunziata e Antonio Di Bella in un fuorionda durante la diretta del Tg3 sulla guerra in Ucraina. I due giornalisti, anche per una cosiddetta ondata di sdegno che si è sollevata in vari luoghi di informazione, si sono poi scusati perché ritengono di aver offeso la comunità ucraina che vive e lavora in Italia, in particolare le donne.
La vicenda finirà probabilmente così: una tirata d’orecchie, un paio di scuse e tutti al loro posto: i due giornalisti ad informare e ucraine e ucraini a lavorare e ad amare.
Tutto a posto?
Probabilmente è a posto per chi ritiene che ci siano esseri umani e lavori da disprezzare e che, siccome a farlo sono personaggi pubblici presunti onnipotenti, si tratta solo di un incidente, magari dovuto a stanchezza o altre ragioni da protocollo.

Per chi ritiene che l’informazione di Stato debba essere rispettosa degli esseri viventi, dei lavoratori e degli affetti, la cosa è un po’ diversa.
Ci immaginiamo se qualche invitato in Rai, non dipendente e neanche onnipotente, avesse detto una cosa del genere, nessun conduttore lo inviterebbe più per non far sfigurare le proprie trasmissioni e la tv di Stato. Perché non è così per coloro, giornalisti e conduttori di trasmissioni? Non è la loro funzione più delicata e responsabile di un qualunque invitato? Perché non licenziarli?

Ma non solo perché sono stati sgarbati e presumibilmente offensivi verso alcune donne e uomini, ma perché sarebbero presumibilmente razzisti anche verso lavori e affetti. Visto che questi due giornalisti si sono scusati, è evidente che per loro dire ad una persona che fa il cameriere o la badante, ritengono che sia un lavoro umiliante, da disprezzare e che chi lo fa è considerata persona di serie B. Lo stesso per chi ama: per loro chi è amante sarebbe una persona da mettere ai margini sociali e umani.

Noi riteniamo le persone che fanno un lavoro o un altro uguali fra di loro civicamente e socialmente. Anche amare fuori del matrimonio (questo è il significato della parola amante) un modo come un altro perché due o più persone hanno rapporti affettivi.
I nostri due giornalisti, in un colpo solo avrebbero manifestato il loro razzismo verso persone non della loro nazione, verso lavoratori in quanto tali e verso l’amore.
E questi due presumibili razzisti ce li teniamo, li paghiamo per svolgere uno dei più importanti servizi della nostra comunità civica, sociale ed economica.
Ovviamente, viste le scuse profuse, non ci aspettiamo atti civici di autoresponsabilità tipo le loro dimissioni. Il regime dell’informazione funziona anche così.

François-Marie Arouet – Aduc

Secolo Trentino