Tommaso Paradiso: “Viviamo nella fase più divisoria della storia dell’uomo, forse anche a causa dei social network”

Tommaso Paradiso è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio

Il popolare cantautore ha iniziato il suo intervendo parlando del suo ultimo album, ‘Space Cowboy’: “Sono contento che ‘Tutte le notti’ sia già un successo. Se qualche brano è nato di notte? Quasi tutti. Le canzoni nascono di notte, poi la mattina vengono messe in bella copia. Le canzoni sono come dei figli o delle figlie, non riesci a capire quale sia la tua preferita. Le ami tutte quante allo stesso modo. Ognuna ha le proprie caratteristiche, ma le amo tutte incondizionatamente, altrimenti non sarebbero lì. Le canzoni nascono sempre senza calcoli, non è che uno si mette a scrivere pensando di fare una canzone di successo o di nicchia. Poi con l’esperienza ti rendi conto quale diventerà un singolo e quale piacerà di più a chi si appassiona proprio al disco”. 

Tommaso Paradiso ha poi proseguito parlando un po’ di se: “Quando è arrivato il successo? Probabilmente dal 2015 c’è stato un’attenzione maggiore. Con l’album Fuoricampo dei Thegiornalisti, lì si sono alzate un po’ le antenne, poi con ‘Completamente’ abbiamo fatto il passo definitivo” 

Sull’arrivo della sua musica nella sua vita, invece: “C’è sempre stata. Alle elementari mia madre mi iscrisse a pianoforte. Poi sono sempre stato un grande fruitore di musica. Ho sempre avuto a che fare con la musica. Poi sono passato dal pianoforte alla chitarra, ho cominciato a fare i primi gruppetti a scuola, le cover. Da lì poi è nato tutto. Sono cresciuto ascoltando molto il britpop negli anni ’90 perché ero proprio un fan di quella musica lì. Poi dalla musica inglese sono ritornato al cantautorato che ascoltavo da ragazzino con mia madre”.  

Sul Tommaso Paradiso bimbo: “Ero scatenato, molto gioioso, socievole, da ragazzino mi divertiva la vita in generale, lo sono ancora adesso, mi piaceva andare a scuola, con gli amici, facevo tante battute, amavo divertire anche la gente, tipo Bart Simpson. E’ stato un periodo molto felice, sono stato fortunato, diciamo la verità”. 

Sulla sua passione per i film degli ’80: “Sono stati grandissimi film, che hanno fatto la storia del cinema italiano e incassato in maniera pesante, perché erano scritti da sceneggiatori incredibili, che sapevano vivere con la realtà e non si andavano a impelagare in storie strane per strappare l’applauso della critica, ma stavano e vivevano in mezzo alla gente. Poi passa questo messaggio che io conosca molto bene i film degli anni 80 ed è verissimo, ma sono forse più ferrato sui film degli anni 70, 60, 50. Sono un appassionato del cinema italiano in generale. Il film della mia vita? Se dovessi decidere l’ultima pellicola da vedere prima di abbandonarmi al dolce oblio, direi ‘Totò, Peppino e la Malafemmina. E’ un film con cui sono cresciuto, che mi ricorda un sacco di vita mia”.

 Sul rapporto con il successo: “Fa piacere quando la gente ti riconosce e ti apprezza, vuol dire che hai fatto le cose fatte bene”.  

Sulla Lazio, squadra di cui è grande tifoso: “Il derby? Nonostante fosse a livello di classifica quasi insignificante, ci sono rimasto veramente male. Mi aspettavo tutt’altra cosa, dopo le ultime uscite della Lazio. Mi aspettavo un’altra partita. Siamo entrati bloccati, immobilizzati. Rialzarci? Spero di sì. Mi auguro di arrivare in Europa League, ma piuttosto che andare in Conference preferirei proprio non fare le coppe. Se ripartirei da Sarri? Assolutamente sì. Quando ci ricapita di avere un allenatore così preparato, internazionale, vincente, seguito, di carattere. Bisogna ripartire dalla Lazio che ci ha lasciato Sarri negli ultimi tre mesi. Le critiche a Ciro Immobile? Viene attaccato così perché gioca nella Lazio e non in una squadra di grande blasone tipo Inter, Milan o Juve. Sta da noi ed è un bersaglio più facile. E poi tutti si aspettano che lui in Nazionale prenda la palla, dribbli tutti, e la metta sotto al sette. Non è quel giocatore lì. Ciro è un campione che ha bisogno di un certo gioco e di un certo tipo di meccanismi. E’ stato il capro espiatorio di un gruppo che dopo l’Europeo non ha funzionato alla grande”. 

Infine, concludendo il suo intervento, Tommaso Paradiso ha fornito la sua opinione sulla società post pandemia: “Sai, quando c’è un nemico comune di solito i popoli si alleano. Credevo che contro questo grande nemico comune fossimo tutti compatti e legati gli uni con gli altri. Invece viviamo nella fase più divisoria nella storia dell’uomo. Probabilmente anche a causa dei social, su cui ogni persona ha la possibilità di esprimere opinioni anche su campi che non sono di sua pertinenza. Ci mandiamo a quel paese su come fare la carbonara, figuriamoci su un virus o una guerra. Ormai diventa tutto un elemento per dare sfogo alle proprie pulsioni negative e purtroppo non c’è mai di vera relazione, vera filosofia, vero dialogo”.