Goods train near Patney
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Editoriali

La globalizzazione si inceppa. In Asia ma anche nel villaggio di Asterix

I tiranni della globalizzazione hanno iniziato lo smantellamento della globalizzazione. La criminale politica delle sanzioni applicate ben prima della guerra in Ucraina, a seconda dei diversi interessi di Washington e di Wall Street, ha determinato la completa perdita di fiducia dei mercati mondiali. E, senza fiducia, gli scambi commerciali frenano inesorabilmente.

Gli Usa che già avevano imposto la loro valuta, svincolata dall’oro, come unica moneta di scambio, si ritrovano ad osservare gli affari sempre più intensi di altri Paesi che utilizzano valute differenti. E quando ad abbandonare il dollaro non sono San Marino e Principato di Monaco bensì India, Cina e Russia, il meccanismo rischia di incepparsi completamente.

Su Barbadillo un interessante intervento di Mario Bozzi Sentieri affronta l’argomento e delinea alcuni scenari possibili. Riproponendo anche alcune intuizioni geniali di Guillaume Faye, uno degli esponenti storici (scomparso tre anni orsono) di quella Nouvelle Droite che resta l’esperimento più intelligente di un radicale cambiamento a destra. E per questo osteggiato dalle destre.

Dunque una deglobalizzazione che porta alla creazione di nuove realtà, di nuove alleanze, di nuovi blocchi strategici. L’Asia da un lato, con l’aggiunta della Russia stupidamente regalata alla Cina dall’ottusità atlantista. Non solo l’asse Pechino-Mosca ma un blocco molto più vasto che – in nome degli interessi economici – cercherà di superare storiche inimicizie. Nella consapevolezza che gli interessi Usa sono in totale contrasto con quelli asiatici.

Sul fronte opposto, appunto, Stati Uniti e Canada, con l’appendice britannica e di varie ex colonie inglesi a partire dall’Australia. I loro interessi sono una minaccia per quelli dell’America Latina, dell’Africa, dell’Europa. Africani e latinoamericani ne sono consapevoli, gli europei no. Di conseguenza nel Vecchio Continente si cerca di sganciarsi dalla dipendenza dalle fonti energetiche russe, si proverà a fare altrettanto per ciò che riguarda i prodotti finiti ed i semilavorati asiatici ma non si fa nulla per evitare la dipendenza da Washington.

In Italia pagheremo di più per poter avere il gas americano, da estrarre, liquefare, trasportare attraverso l’Atlantico, rigassificare e poi distribuire. Geniale! L’impero (statunitense) del male colpisce ancora.

Però, a volte, gli imperi si ritrovano a fare i conti con i villaggi di Asterix che inceppano la macchina del sopruso e degli interessi più o meno legittimi. Un piccolissimo paese sulle Alpi occitane del Piemonte, Elva, con una minima parte dei fondi del Pnrr sta progettando di portare il teleriscaldamento in tutte le numerose frazioni del mini comune. Utilizzando non il gas americano ma le fonti rinnovabili del territorio: energia solare, geotermica, idroelettrica, biomasse ricavate dagli scarti della gestione dei boschi. Piccole cose per una piccola realtà. Ma che possono essere replicate in ogni paesino di montagna, dalle Alpi agli Appennini, dove gli amministratori non hanno interessi privati per l’utilizzo di energie atlantiste.

Peccato, però, che i traditori dei popoli alpini si siano già mossi per bloccare Elva. Con il sostegno degli atlantisti di sinistra e con la consueta indifferenza e sudditanza dei neo atlantisti di destra.

Riguardo l'autore

augustograndi

Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

Secolo Trentino