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Draghi: “In Russia non c’è libertà di espressione, in Italia c’è”. Ma è davvero così?

A dirlo, come riportato direttamente da un tweet pubblicato sul profilo Twitter ufficiale di Palazzo Chigi, è stato il Presidente del Consiglio Italiano, Mario Draghi, commentando il contenuto della recente intervista rilasciata dal Ministro agli affari esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov.

“In Russia non c’è libertà di espressione, in Italia c’è e permette di esprimere liberamente le proprie opinioni, anche quando sono palesemente false e aberranti”.

A dirlo, come riportato direttamente da un tweet pubblicato sul profilo Twitter ufficiale di Palazzo Chigi, è stato il Presidente del Consiglio Italiano, Mario Draghi, commentando il contenuto della recente intervista rilasciata dal Ministro agli affari esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov.

Sempre in merito alla sopracitata intervista, come confermato dallo stesso profilo Twitter di Palazzo Chigi, il Premier italiano ha successivamente rincarato: “Quello che ha detto il ministro Lavrov è aberrante e anche osceno. Non è stata un’intervista ma un comizio. La domanda da farsi è se si deve accettare di invitare una persona che chiede di essere intervistata senza nessun contraddittorio”.

L’intervista alla quale Mario Draghi fa riferimento è quelle avvenuta la scorsa domenica sera all’interno del programma televisivo “Zona Bianca” su Rete 4, trasmissione nella quale il Ministro russo è stato intervistato dal conduttore Giuseppe Brindisi.

Il Premier non sembra aver gradito le parole di Lavrov, (che in alcuni passi si è spinto sino a parlare di parallelismi tra Adolf Hitler e gli ebrei, oltre che alcuni falsi storici) rivendicando come in Italia a differenza che in Russia vi sia piena libertà di espressione e come, anche chi dice falsità sia libero di esprimerle, in prima serata, e davanti a tutta Italia.

Ma è davvero così?

L’intervista di Lavrov ha creato numerose polemiche, con diversi esponenti del mondo politico ( e non) italiano e internazionale che hanno aspramente criticato, non solo le parole del Ministro russo, ma soprattutto la decisione di Mediaset di concedergli uno spazio così ampio (e senza alcun tipo di contraddittorio su quanto ha affermato).

A seguito dell’intervista è intervenuto anche Adolfo Urso, Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) che attraverso il suo profilo ufficiale Twitter ha annunciato come il comitato abbia già previsto una specifica istruttoria, con audizione anche dei vertici Agcom e Rai, specificando come, per le modalità con le quali è avvenuta e per le numerose fake news dette da Lavrov, l’intervista confermi le loro preoccupazioni. Non solo, Urso sempre su Twitter ha poi aggiunto: “Peraltro lo avevamo evidenziato nelle nostre relazioni al Parlamento sulle modalità con cui la Russia agisce per condizionare le democrazie occidentali, di cui la disinformazione è uno dei principali strumenti, come la guerra cibernetica e lo spionaggio”.

Per cercare di placare le polemiche sorte intorno a Mediaset è intervenuto direttamente il Direttore Generale Informazione, Mauro Crippa, che sempre sull’intervista a Lavrov ha rilasciato un comunicato nel quale ha spiegato le ragioni dell’azienda.

“Le deliranti affermazioni del ministro degli Esteri russo Lavrov a ‘Zona Bianca’ rivestono particolare importanza perché confermano chiaramente la mancanza di volontà da parte di Putin di arrivare a una soluzione diplomatica della guerra dei russi contro l’Ucraina. E comunque la si pensi, oggi sappiamo qualcosa in più della Russia e di chi la governa. (…) Ma Lavrov non è un passante. E il numero due della Federazione Russa. L’intervista al ministro degli Esteri russo è un documento che fotografa la storia contemporanea. Ai critici un tanto al chilo consigliamo la visione delle programmazioni di reti, tg e speciali Mediaset sulla guerra in Ucraina. Ne trarranno facilmente la conclusione che l’azienda ha ben chiaro chi ha voluto e cominciato questo conflitto. L’Europa potrebbe essere sempre più coinvolta in una guerra ancora più sanguinosa e noi non dovremmo sentire chi, a livello istituzionale, questo conflitto l’ha innescato? Il pluralismo dell’informazione e le buone regole del giornalismo suggeriscono sempre di ascoltare tutte le voci, anche quelle più controverse e divisive. Ma questo, come nel nostro caso, non significa condividerle. I nostri inviati nelle zone di guerra rischiano ogni giorno la vita per raccontare questo orribile conflitto, senza fare sconti alla propaganda di guerra e mostrando le immagini dei crimini compiuti. Nelle prossime settimane continueremo a dare voce a tutti i protagonisti di questa grave crisi mondiale” ha specificato, come riporta TGCom24, Mauro Crippa.

Senza voler giustificare o sminuire la gravità delle parole di Sergej Viktorovič Lavrov o delle chiare responsabilità russe nel conflitto in Ucraina, è importante però chiarire come quando si parla di libertà d’espressione, essa vada applicata a prescindere della provenienza geografica o politica delle persone.

Se l’intervista (senza contradditorio) fosse stata fatto al Premier ucraino Volodymyr Zelens’kyj avrebbe causato la stessa mole di polemiche?

Fermo restando che le parole di Lavrov (così come le azioni russe) sono assolutamente da condannare, è chiaro che un esponente di così alto grado della Russia, all’interno di un’intervista porti le proprie verità e il proprio modo di pensare, così come, a parti invertite, avrebbe fatto lo stesso qualunque esponente ucraino.

Considerare di limitare la libertà d’espressione solamente perchè quanto detto non è gradito, non sembra essere la soluzione adatta. Analizzarlo in maniera critica, condannarlo e, qualora fosse necessario, smentire quanto affermato a prescindere da chi parli, potrebbe essere una decisione più adeguata.

Secolo Trentino