A sorpresa l’Ucraina vince l’Eurovision

Si è concluso l’Eurovision Song Contest, la “Champions League” delle manifestazioni canore alla quale hanno partecipato Mahmood e Blanco in rappresentanza dell’Italia in qualità di vincitori del Festival di Sanremo 2021. La competizione è sembrata però più una farsa.

Tralasciando alcune eliminazioni durante le semifinali piuttosto discutibili, tra cui Malta con Emma Muscat e Achille Lauro (presente in rappresentanza di San Marino) ma anche e soprattutto l’eliminazione della Lettonia, che aveva portato un pezzo ascoltatissimo sui social e con un messaggio vegano e ambientalista ma in chiave molto ironica se non addirittura parodistica, tutta la manifestazione è sembrata unicamente un contorno alla situazione geopolitica.

Beninteso, la solidarietà all’Ucraina da parte dei singoli artisti, che hanno portato bandierine o messaggi sul palco rivolti alla pace (l’Estonia ha persino presentato una canzone dal titolo “Hope“, “speranza”, con un riferimento nemmeno troppo velato a una soluzione pacifica del conflitto) è più che legittimo, in alcuni casi persino doveroso trattandosi di un festival internazionale con presenti altre nazioni confinanti con la Russia, come la Moldavia, la Lituania, o la Georgia.

Quello che però è il sostegno al popolo ucraino smette di essere un attestato e comincia a essere una farsa quando si passa dalla manifestazione al voto. Il metodo di proclamazione del vincitore dell’Eurovision Song Contest prevede infatti una somma algebrica di punteggi che vengono assegnati per il 50% dalle giurie di qualità di ciascun paese e per il restante 50% dal voto del pubblico. La Nazione qualificatasi prima nel paese riceve 12 punti, la seconda 10, la terza 8, la quarta 7, la quinta 6 e così via fino ad arrivare a 1 punto per la decima. L’aspetto coinvolgente è che nessuno può votare per sé stesso, quindi ad esempio la giuria italiana e il pubblico italiano non hanno potuto votare per Mahmood e Blanco.

I 12 punti della giuria di qualità sono stati assegnati all’Ucraina da Paesi coinvolti direttamente nel contesto geopolitico come Polonia, Moldavia, Lettonia, Romania e Lituania. Già in questi casi sarebbe da discutere sull’opportunità artistica di decidere in modo palesemente influenzato da contesti extra-musicali, ma de gustibus non disputandum est.

Il problema arriva, invece, con il popular vote: il punteggio massimo raggiungibile da una canzone in gara era di 468 punti (ovvero 12 punti per 39 nazioni) e l’Ucraina ha totalizzato 439 punti, vincendo la classifica del televoto in 28 paesi, tra cui Francia, Germania, Israele, Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna. Gli ucraini al televoto hanno invece sostenuto la Polonia. 5 nazioni hanno invece favorito la Serbia (Croazia, Macedonia del Nord, Montenegro, Slovenia e Svizzera).

La cosa che infastidisce, peraltro, non è la vittoria della Kalush Orchestra e della loro “Stefania“, peraltro canzone molto toccante e tecnicamente interessante, ma il fatto che questo plebiscito sia dovuto principalmente a motivi politici e non musicali. Anche perché quest’anno il livello musicale era veramente alto e vedere tutti (o quasi) allineati sull’Ucraina fa un po’ storcere il naso.

Oltre alla seconda classificata dal Regno Unito, Space Man di Sam Ryder, erano molto competitive la Spagna con SloMo, la Svezia con Hold Me Closer ma anche l’Italia che – pur con un pezzo lontano dal gusto medio europeo – era comunque tra i primi per la classifica delle giurie. C’erano anche alcuni outsider, come la Norvegia con la loro Give that wolf a banana che per coreografia e hype generato dietro al brano potevano dire la loro, la strepitosa canzone della Serbia Corpore Sano con un messaggio fortissimo sulla necessità di una salute interiore piuttosto che di una mera cura estetica, pezzi tecnicamente fantastici come Saudade, saudade dal Portogallo oppure di divertimento assoluto come Trenuletul dalla Moldavia o Lights Off dalla Repubblica Ceca.

Invece, come ormai capita in ogni tipo di celebrazione pubblica, si sceglie di non scegliere, di premiare sull’entusiasmo del momento, con un effetto sorpresa che sorpresa non è, tra scroscianti applausi di un pubblico disinteressato. Gli unici interessati, forse, sono quelli dell’Eurovision che dovranno organizzare un Festival in un Paese formalmente in guerra. Chissà che per impossibilità non lo riportino in Italia…