Pensieri in Libertà

La destra terminale ha smarrito i fondamentali per l’interpretazione del reale e per l’azione su di esso

Che lo stato generale della destra terminale sia desolante è pacifico e condiviso da tutti.
Ma a cosa lo dobbiamo?
Sicuramente all’implosione che comporta assenza di gerarchia o sua scimmiottatura animalesca, carenza di formazione, superficialità.
Indubbiamente alla scarsa personalità che consente a qualsiasi sirena esterna di venire a intorbidare le acque con le sue concezioni ideologiche, anni luce lontane da qualsiasi radicalismo rivoluzionario. Il che consente a servizi e logge, nazionali e stranieri, di manipolare  anche gli individui-massa della destra terminale.
Infine lo dobbiamo all’immersione nella realtà odierna che è sostanzialmente virtuale e si fonda su tre elementi: ipnosi, linguaggio binario e angoscia.
Sicché, angosciati, litigiosi, ipnotizzati, i fascioconsumatori si definiscono per opposizione a qualcosa o a qualcuno, per negazione e mai per affermazione.
Binari, mai proiettati a Sintesi: in pratica tifosi di buffonate wrestling in cui s’immedesimano negli idoli-pagliacci. E guai a spiegar loro che le arti marziali sono tutt’altra cosa: essi sono ormai tutti presi nella loro maschera e nei pop-corn.

La Reazione è antifascista
Tutto questo è figlio dei tempi, ma non solo: è il frutto del trionfo della destra reazionaria nelle concezioni ideologiche e nei riflessi mentali.
Il fascismo e le rivoluzioni nazionali furono ben altro. Tralascio di parlare di “valori” perché se ne straparla e sempre male. Nella Sintesi fascista possiamo attribuire alla destra un certo irrazionalismo e l’estetica, non l’etica e l’epos che allora esistevano anche nel socialismo e nell’anarchismo. Da sinistra (che poi in modo diverso ha visto crescerci o schierarvisi Mussolini, Doriot, Goebbels, Mosley, Szalasy e perfino D’Annunzio e Marinetti) venne la tensione alla vittoria, tramite il dominio della dinamica storica.
La Reazione – etrena sconfitta la cui funzione storica è di far riprender fiato al Progressismo che è l’altra faccia della Sovversione – tutto questo lo ignora.
È scioccamente duale, così come lo fu l’Illuminismo (nello specchio si guardano e si confondono) e non ha alcuna proiezione verso la vita, non intende plasmare le cose.
Si accontenta d’indicare sommariamente il colpevole, il Satana del momento, e di affermare che tutto viene da lui e che l’importante è rimuoverlo.
E così via da oltre due secoli.

La Dialettica, questa sconosciuta
Hegel rompe con il dualismo illuminista. La realtà per lui è complessa, stratificata, contraddittoria, cioè contrappone un evento all’altro, un pensiero all’altro, (dottrina dei contrari di Eraclito), in una parola è Dialettica, che diviene la chiave di lettura della realtà. Così nell’opposizione costante tra Tesi e Antitesi, si deve produrre Sintesi, che non è mai come la Tesi o come l’Antitesi la immaginano.
Marx adatta questa visione nella concezione del Materialismo dialettico che detta la linea d’intervento sul reale di tutte le forze rivoluzionarie di stampo comunista le quali sono, appunto, in “dialettica” anche con i “nemici di classe” se quello che rappresentano in quel momento va nella direzione in cui una Sintesi rivoluzionaria si fa più alla portata.
Mussolini supera lo schema marxiano nella visione dialettica su cui si fondano le azioni e i successi delle rivoluzioni nazionali tra le due guerre mondiali; lo supera ma lo fa comunque suo, da cui tutti i cosiddetti “compromessi”, definiti tali dai duri e puri imbecilli, con Trono, Altare, Russia bolscevica, Inghilterra ecc.
Oggi tutto ciò è smarrito. Né Hegel, né Marx, né Lenin, né Mussolini, né José Antonio si sarebbero  sognati di porsi in modo dualistico e con fanatismo ideologico nei confronti della Ue, dell’Euro o perfino del Wto. Li avrebbero considerati come le espressioni di una dinamica storica e avrebbero teso a intervenire su di esse, non le avrebbero liquidate in blocco, né, agendovi o interagendovi a nessuno sarebbe venuto in mente di divenire, o di essere considerato, sostenitore dei loro dirigenti.
I marxisti per organizzare l’opposizione di classe internazionalizzata, avrebbero utilizzato i veicoli a disposzione. I rivoluzionari nazionali, molto probabilmente, almeno leggendo Mussolini, sarebbero intervenuti per rivoluzionarne il controllo.
Invece i reazionari di tutti i colori (fondamentalisti cattolici, rossobruni, ultramissini, tardoextraparlamentari) hanno praticamente un solo slogan: “fermate il mondo, voglio scendere!”

Neo-illuministi che odiano la propria esistenza
Non lo sanno, ma per quanto siano tutti contro la Rivoluzione Francese, hanno rispolverato l’Illuminismo, anche se di un genere pessimista e disfattistico.
Così si affermano per negazione, il che non è fisicamente possibile.
Sono contro. Ma nell’essere contro non lo sono mai a fondo, no, sono contro tutto quello che li tocca da vicino perché, insoddisfatti come sono, nulla per loro è peggio di dove vivono, dato che, infelici, ci vivono male. Che poi ci siano non pochi elementi validi nella critica è tutt’altro conto, solo che si dimentica costantemente di considerare in nome di che essi sono validi.
Così non sono per la de-occidentalizzazione in quanto l’Occidente è decadenza di Europa, ma contro l’Occidente tout court (Europa da far implodere inclusa) e qualsiasi modello esotico è meglio. Poco importa che in genere sia ancor peggio di questi e, cosa più importante, che non si stia proponendo qui, sicché le crociate sfasciste diventano oniriche e psicotiche.
Sono contro e stilano una scala gerarchica. In cima a questa c’è un Male Assoluto (di solito l’America, ma non sempre). Che si debba operare per liberarci dalla presa americana è sicuramente una priorità, ma che si ragioni con concetti quale il Male Assoluto, ovvero come i fanatici  veterotestammentari, ossia in rottura con lo spirito indoeuropeo è però significativo.

Né tempo né spazio
I reazionari destroterminali si pongono così, automaticamente, fuori dalle dinamiche che osservano con mente turbata, si ritrovano perciò fuori dal loro tempo, quindi incapaci d’incidere sul tempo. Poiché le cose non marciano mai da sole e le due dimensioni sono legate tra loro, essi, sono anche fuori dallo spazio: prigionieri in un empireo virtuale che si pretende antagonistico, così come da controrivoluzionari si sono rivelati essere dei neo-illuministi, da antimondialisti sono diventati globalizzati di fatto. Nel loro empireo sradicato che non tiene più conto del sangue e del suolo, se non negli slogan astratti, si riconoscono ogniddove, non vi ci si confrontano da qui, si aggrappano piuttosto ad immagini di soggetti esotici che dovrebbero venire a salvarci con il settimo cavalleggeri in un’Apocalisse imminente. Sicché s’immedesimano in concezioni personalissime ieri di Trump, oggi di Putin, l’altro ieri di Ahmadinejad e vagano freneticamente tifosi in attesa della nave pirata di Brecht che permetta loro di tornare ad essere sereni un giorno, non si sa bene come e perché.
Ne fa di danni la società moderna e ipertecnologizzata, ma mai quanto il porsi nei suoi confronti con l’ottusità codina che nega la mentalità rivoluzionaria e quindi ogni possibilità d’incidere su di sé e sugli altri!

Gabriele Adinolfi

Secolo Trentino