Scienze

“L’uomo nuovo tra mondo digitale e neuroscienze” – Festival economia di Trento

Luciano Floridi e Kia Nobre in dialogo sulla potenza della mente e sulle neuroscienze, con Barbara Carfagna giornalista di Rai Uno.

“La mente è un insieme di esperienze soggettive che seguono le funzioni del cervello, ma dove inizia la mente, questo rimane una domanda aperta – ha detto Kia Nobre – e non è una cosa perfettamente accertabile.”

Il cervello sappiamo bene che cosa sia, ma la mente non sappiamo esattamente dove possa essere collocata di fatto, nei tempi antichi si poneva nel fegato, pensate. Quindi potrebbe anche essere possibile che non sia esattamente qualcosa di materiale, ma che sia in sé proprio l’attività del cervello. Dunque la mente è un FARE piuttosto che un FACENTE per cui è quello che facciamo con il cervello per essere meno generici.” “Molta parte della nostra esistenza si svolge oltre il fattuale, ma nella mente, cioè in desideri, in idee, in sogni, in aspettative. In questo senso possiamo dividere il cane che sta qui e ora e il matto che pensa di essere altro. Insomma: l’attività mentale è tra la realtà e la fantasia. L’Intelligenza Artificiale allora può essere veramente prodotta? E’ abbastanza improbabile.” Secondo Luciano Floridi il modo anomalo di strutturarsi della mente è abbastanza difficile da riprodurre.

LA MEMORIA E’ UN FATTORE DETERMINANTE, NON SOLO QUANTA E QUALE, MA ANCHE COME LAVORA

Il nostro comportamento si adatta a delle regole che sono modulate nell’esperienza del cervello – ha detto Kia Nobre – la memoria è responsabile per la percezione delle cose che sono intorno a noi. Sulla base di esperienza e di memoria facciamo ipotesi e progettiamo possibilità. Quindi noi percepiamo il mondo e poi ci regoliamo secondo quello che rielaboriamo.

“In filosofia abbiamo sempre dato tanta enfasi alla memoria, ma la realtà è che non sono tanto e solo gli aspetti cognitivi ad essere importanti, ma gli aspetti dell’identità personale, ovvero la memoria permanente nei tempi lunghi. Dai tempi di John Locke, come nel film MEMENTO, emerge che quanto siamo è quanto ricordiamo. Aristotele la chiamava ANAGNORISIS ovvero la consapevolezza dei fatti accaduti.” Ha detto Luciano Floridi.

La giornalista Barbara Carfagna ha chiesto ai relatori che cosa stiamo scrivendo nel presente per consegnarlo al futuro.

GENERARE CONSAPEVOLEZZA NELL’INFORMAZIONE MATURA – CAPITALE SEMANTICO DEL FUTURO

Secondo Luciano Floridi la nostra società, detta dell’informazione, è però in mano a delle grandi aziende e non in mano a qualcosa che studiamo come agente informazionale, insomma diventa cruciale capire che – proprio in questo periodo attuale – abbiamo visto un passaggio epocale e straordinario dalla cultura della registrazione, dove era necessario fare uno sforzo, alla cultura della cancellazione dove serve scegliere quello che si butta e non quello che si produce. “Gestire questo alla luce della cultura della cancellazione richiede uno sforzo notevole. La memoria che abbiamo è straordinariamente vasta e l’abbiamo accumulata tutta noi, perché il primo manoscritto, il primo graffito, etc… è pari a meno dell’1 per cento circa di tutta la comunicazione. Insomma … dal 2000 in poi i dati che abbiamo diffuso sono tutti della nostra generazione e corrispondono a quanto noto, oltre a una ridotta parte precedente, sempre meno pesante.”

“Il nostro cervello non è basato sull’evidenza solamente, per cui processa ed elimina, nasconde centinaia di migliaia di elementi, insomma cose da considerare. Non possiamo recuperare, per esempio, oltre 2 ricordi nello stesso momento. Possiamo pensare di essere e non essere in contemporanea, mettendo insieme solo alcuni elementi e proiettando nell’immaginazione il resto. Il cervello prende in considerazione solamente gli elementi che ritiene interessati oppure utili e poi li mette insieme.” Secondo Kia Nobre il nostro cervello ha un fortissimo hardware che è la memoria a lungo termine e un software in proporzione veloce ma abbastanza limitato. Il cervello sovrascrive e trasforma in continuazione gli elementi.

“Per avere contezza delle cose serve rimanere sobri tra quello che è e quello che percepiamo: non sono esatti né l’uno, né l’altro. Per questo conta il concetto di interfaccia:.. abbiamo certe percezioni alle quali reagiamo con determinate modalità: il mondo non è quello costruito da noi, ma nemmeno quello che troviamo in se stesso. Quello che esce dal mescolamento delle due cose è una trasformazione.” Floridi sostiene che l’esperienza del mondo è un fatto che è acquisito: l’interfaccia è LIMINARE.

“Il nostro sistema percettivo è molto selettivo e la nostra memoria è malleabile, ma ci sono una serie di variazioni limitanti nelle cose che vediamo. Se potessimo tenere presente che esistono questi limiti potremmo migliorare anche le nostre prestazioni relativamente all’istruzione. C’è uno studio interessante che si chiama IL GORILLA INVISIBILE, che riproduce una partita di basket tra due squadre. Durante il test c’è un gorilla che danza: la metà delle persone non lo vede.” Kia Nobre sottolinea che è sorprendente e importante quello che succede. Queste sono delle limitazioni gravi: la totale consapevolezza è impossibile.

“Invenzione, design e scoperta di cose nuove: tutto quello che percepiamo in tempo reale è un DESIGN e quindi siamo soggetti a una percezione proiettata su cui abbiamo lavorato molto poco. La filosofia del design è molto limitata: si è fatto un uso davvero ridotto della teorizzazione del design, che controbilancia la capacità del digitale, il quale separa e unisce cose che noi pensavamo non fossero separabili oppure unibili. Vale da diversi punti di vista, anche identitari, siamo DATA SUBJECTS.” Secondo Floridi la tecnologia digitale ci aiuta a scollare elementi che tradizionalmente avevamo unito e quindi riuniamo gli elementi, ma purtroppo lo facciamo spesso a tentoni, senza avere una chiara visione di dove stiamo andando e di dove vogliamo andare. Il CONCEPTOR DESIGN è il modo per uscire dalla ignoranza digitale e arrivare alla piena consapevolezza di sé nel metaverso.

“Il cervello umano crea connessioni ed è molto interessante quello che possiamo raggiungere nelle generazioni future” ha detto Kia Nobre.

“Ci sono tantissime opportunità, tanti pericoli e tante cose trascurate, come ad esempio come funziona il nostro sistema percettivo, ma ci sono anche alcuni aspetti positivi, perché il processo della nostra mente potrebbe certamente essere utile, ma se prendiamo in considerazione segnali sbagliati possiamo creare circoli viziosi sbagliati che creano disturbi neurologici. In altri casi costruiamo delle difese per difenderci.” Kia Nobre pensa che – come dicono gli psichiatri clinici – questo sia oggettivato da circoli viziosi sbagliati e confermati nel tempo da se stessi. Questo ha delle implicazioni dal punto di vista terapeutico, perché con la realtà virtuale potrebbero esserci notevoli vantaggi nell’approccio terapeutico, ad esempio.

“Quando il metaverso scimmiotta la realtà è tragico, perché utilizza prevalentemente la vista, l’udito, per cui non riproduce esattamente la realtà. Serve a fare cose diverse, ovvero a fare esperimenti che non potrebbero mai essere fatti in altro modo. Il metaverso come una realtà arricchita e aumentata non va visto come scimmiottata della realtà” ha detto Floridi.

MC

Secolo Trentino