Vaiolo delle scimmie. Per il direttore generale dello Spallanzani: “malattia che non dobbiamo sottovalutare. Ma non ci dobbiamo allarmare”

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Il professor Francesco Vaia, direttore generale dello Spallanzani, è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio per parlare, tra le varie, della pandemia di Covid, delle varianti del virus e del vaiolo delle scimmie.

Vaia ha iniziato il suo intervento facendo il punto della situazione sulla pandemia da Covid-19: “Io non mai sono mai iscritto nell’albo dei catastrofisti, il mio ottimismo è stato sempre determinato dai fatti. Avevo detto mesi fa che avremmo sconfitto il virus e credo che l’abbiamo sconfitto soprattutto nella sua parte grave, nella gravità della malattia. Oggi coloro che sono contagiati ben difficilmente sviluppano la malattia grave. A meno che non abbiamo altre problematiche serie. Cosa accadrà in autunno? Questa pandemia ci ha abituati ad una visione di sistema. Serve una risposta di sistema. Questa è una malattia a carattere prevalentemente respiratorio. Quando il tempo peggiorerà e le malattie respiratorie diventano predominanti, potremmo avere un aumento anche di questo virus, che ormai è un virus che quasi tutti consideriamo endemico. Bisogna fare un’azione di sanità pubblica che probabilmente sarà il richiamo di un vaccino, come accade per l’influenza. Potremmo avere l’esigenza di vaccinare determinati tipi di persone. Vediamo come arriveremo all’autunno. Dovremo fare un vaccino di richiamo, forse. Ma questo vaccino deve avere due capacità. Quella di rispondere alle varianti e se possibile, e questo è un invito alle aziende, il vaccino deve avere capacità universale, ed essere in grado di prevedere anche l’influenza. Servirebbe un vaccino in grado di prevedere sia il covid che l’influenza. E poi dovremmo intervenire nei luoghi della socialità. Nei trasporti, nelle scuole, con gli impianti di ventilazione meccanica. La ventilazione meccanica giusta e corretta protegge tre volte più delle mascherina. Non ce la faccio più a vedere i bambini nelle scuole con la mascherina. Investiamo nella ventilazione meccanica”.

Proseguendo, il direttore generale dello Spallanzani, si è espresso in merito alle varianti: “Ogni variante che arriva sostituisce le altre. Adesso vediamo numeri contenuti. L’ultima variante è più contagiosa ma meno patogenica. Le varianti non ci devono spaventare. Vanno studiate e isolate per adeguare alle varianti vaccino e terapie. Le aziende che si occupano di questo devono andare avanti rapidamente. Ormai in questa pandemia siamo al di là del tunnel. Se è finita? Se vogliamo dire che il virus è scomparso, diciamo ad oggi una cosa non vera. Il virus non è scomparso. E’ scomparsa però la malattia grave. Le persone nella stragrande maggioranza hanno poca sintomatologia. E quando c’è la sintomatologia siamo in grado di affrontarla con terapie adeguate. Quarta dose in autunno? Io immagino, poi vedremo la lettura epidemiologica, che si dovrà partire dai fragile. Poi dopo vedremo. Mi auguro che tutto ciò che abbiamo fatto fino ad oggi ci porterà ad avere una soglia di protezione talmente alta che potremmo probabilmente fare a meno di vaccinare tutta la popolazione. Il mio è un auspicio, io immagino che quello che abbiamo fatto ad oggi ci metterà in una rete di protezione”.

Concludendo, Francesco Vaia, si è soffermato anche sul vaiolo delle scimmie: “Diciamo subito che non ci dobbiamo allarmare. Tenere l’attenzione alta ma senza allarmismi. Non ci dobbiamo spaventare. E’ un fenomeno contenuto nei casi, un migliaio nel mondo, una ventina in Italia, e a livello sintomatologico niente affatto grave. E’ una malattia che non dobbiamo sottovalutare. Ma non ci dobbiamo allarmare. Il contagio avviene con contatti molto stretti. La malattia si manifesta con astenia, un po’ di cefalea, qualche volta la febbre, e queste macchie che diventano papule, che passano in due o tre settimane. Devono fare attenzione i soggetti che sono in contatto con persone che possono essere contagianti. Bisogna stare ai contatti molto stretti, anche quelli sessuali. La fase dell’incubazione dura in media dieci-dodici giorni e la malattia dura due o tre settimane. Spesso guarisce da sola, senza bisogno di terapie imponenti”.