Kaliningrad, Odessa ed i rapporti di forza nei mari marginali

Mentre nel sud-est dell’Ucraina prosegue l’avanzata russa, un nuovo focolaio di tensione sembra accendersi sul versante opposto dell’Europa: la Lituania, infatti, ha deciso in via unilaterale di istituire un blocco ai danni di Kaliningrad, enclave russa sul Mar Baltico. Più i russi rafforzano la presa sul Mar Nero, maggiore diventa la pressione delle potenze marittime anglosassoni a settentrione. Come i missili anti-nave impatteranno sul corso della prossima guerra.

La linea Kaliningrad-Odessa

Uno degli aspetti più interessanti della guerra per procura che si svolge in Ucraina tra russi ed anglosassoni è certamente la sua capacità di produrre effetti concomitanti nel Mar Nero e in quello Baltico, come già sottolineato nel nostro articolo sull’adesione di Finlandia e Svezia alla NATO (adesione ancora osteggiata da Recep Erdogan, ma di fatto già avvenuta grazie al patto di assistenza militare siglato tra Londra ed i due Paesi scandinavi). In linea generale, si può affermare che ad ogni rafforzamento della Russia in direzione del Mar Nero corrisponda una pressione opposta degli anglosassoni in quello Baltico, storicamente più accessibile alle potenze atlantiche in virtù della sua collocazione geografica.

Si parta dalla costatazione che, sul piano prettamente militare, i russi stanno progressivamente liberando il Donbass dalle forze nazionaliste ucraine e, qualsiasi sia l’aiuto promesso e fornito dagli occidentali a Kiev, tale dinamica andrà avanti fino al pieno raggiungimento degli obiettivi di Mosca: troppo lunghe e accidentate le linee di rifornimento ucraine (le armi partono dall’Europa occidentale e devono percorrere quasi tutta l’Ucraina per raggiugere il teatro bellico, servendosi di ferrovie a strade largamente bombardate) e troppo vicini i centri di approvvigionamento russi, perché il governo di Kiev possa anche soltanto sperare di arrestare l’avanzata russa. Data per assodata la vittoria russa nel Donbass e, rafforzato in questo modo il ponte terrestre con la Crimea, ai russi mancherebbe soltanto un obiettivo strategico-militare di pregio: il porto di Odessa, il cui controllo consentirebbe di privare il regime nazionalista di Kiev di qualsiasi affaccio al Mar Nero. Che la battaglia per Odessa costituirà la prossima ed ultima fase della guerra, è comprovato anche dai reiterati tentativi di Kiev (l’ultimo risale al 21 giugno) di riconquistare la piccola Isola dei Serpenti, cruciale per tenere sotto scacco la città di Odessa. Tali tentativi, è bene evidenziare, sono sempre caldeggiati e ampiamente sostenuti dagli anglosassoni che, allo scopo, elargiscono uomini e mezzi a volontà: consulenti, ricognizioni, satelliti, droni di produzione occidentale ed i missili anti-nave Harpoon, forniti dagli USA attraverso un altro alleato “scandinavo”, la Danimarca.

Per quante risorse gli anglosassoni profondano a Kiev, difficilmente la morsa russa su Odessa si allenterà, spianando la strada al pieno controllo delle coste ucraine da parte di Mosca. Di fronte allo scenario di un’Ucraina amputata del suo accesso al mare e di una Russia padrona del Mar Nero, agli anglosassoni non rimane altra possibilità che aumentare la pressione politico-militare nel Mar Baltico, servendosi degli alleati locali. È di questi giorni, infatti, la notizia che la Lituania, membro NATO nonché capofila dei Paesi baltici “russofobici”, ha deciso in via unilaterale di sospendere i rifornimenti su rotaia e su gomma diretti all’enclave russa di Kaliningrad. La mossa lituana ha immediatamente innescato la sdegnata reazione di Mosca che, ora, si trova a fare affidamento essenzialmente al raffico via mare per rifornire questo cruciale distretto militare, che ospita importanti installazioni militari in funzione anti-NATO. La vecchia Königsberg, roccaforte dell’Ordine teutonico, città simbolo della corona prussiana, passata sotto controllo russo nel quadro degli accordi di Potsdam, torna così al centro di un contenzioso, dagli effetti potenzialmente mondiali, a distanza di 83 anni dal conflitto tra Germania e Polonia, innescato proprio dalla questione dei collegamenti tra Germania e Prussia orientale.

È palese che, dietro l’azzardo del governo di Vilnius, si nascondano precise direttive delle potenze anglosassoni che devono aver promesso alla Lituania un appoggio illimitato, nel quadro dell’Alleanza nord-atlantica, nel caso in cui il braccio di ferro degeneri in un’escalation militare. È alquanto improbabile, tuttavia, che le potenze marittime anglosassoni vogliano arrivare ad un confronto militare diretto contro la Russia in questa fase: l’obiettivo politico-militare degli anglosassoni è e rimane la Cina e, come più volte sottolineato nelle nostre analisi, la guerra in Ucraina è per così dire “ancillare” al confronto con la Cina (tentare il cambio di regime in Russia o, quantomeno, indebolirla il più possibile cosicché non possa influire sui futuri eventi). Come già detto, si può affermare che il blocco lituano imposto a Kaliningrad rientri quindi in quella strategia di pressione “settentrionale” posta in essere dagli anglosassoni per controbilanciare l’avanzata della Russia in direzione del Mar Nero. Tuttavia, un confronto diretto tra potenze marittime anglosassoni e Russia è ormai nell’ordine delle cose e si può persino definire probabile nell’arco temporale del prossimo decennio.

Ebbene, cosa accadrebbe nel Baltico in caso di un conflitto militare tra russi ed anglosassoni? Chi avrebbe la meglio in questo cruciale “mare marginale” su cui affacciano alcune delle più importanti città russe? Negli ultimi mesi, da quando è scoppiata la guerra per procura in Ucraina, la stampa occidentale ha più volte incensato il ruolo dei missili anti-nave forniti dagli occidentali agli ucraini, missili cui va quasi certamente imputato l’affondamento nell’aprile scorso dell’incrociatore Movska, la nave ammiraglia russa del Mar Nero. Ebbene, queste “celebrazioni” sono molto frivole e, in termini geopolitici, del tutto infondate: si può addirittura asserire che la stampa occidentale lodi gli strumenti che saranno alla base della prossima disfatta militare anglosassone. Fino a prova contrario, il prossimo duello per l’egemonia mondiale vedrà infatti affrontarsi le potenze continentali (Russia e Cina) e quelle marittime anglosassoni proprio nel Rimland e nei mari marginali. Partendo dalla loro posizione strategica nel cuore dell’Eurasia, sarà facile per Russia e Cina servirsi dei moderni missili anti-nave supersonici (sviluppati con grande profusione di energie sia dai russi che dai cinesi), proprio per spazzare via qualsiasi presenza aeronavale nemica negli specchi d’acqua antistanti le coste, in primis nei mari “chiusi” come quello Baltico o quello Cinese. Con la stessa facilità con un cui un missile Harpoon ha affondato il Movska, domani russi e cinesi potrebbero spazzare via le navi anglosassoni nel Baltico, nel Mare del Nord o attorno a Taiwan. Considerazioni geopolitiche che Mackinder e Spykman già avevano fatto nel 1943 e che oggi, nessuno, sembra più ricordare in Occidente.

Federico Dezzani