Rinascita ghibellina o nuova decadenza guelfa? Due millenni di geopolitica italiana

L’Italia marcia spedita verso una nuova crisi strutturale, che determinerà l’assetto della penisola per i prossimi decenni. I tempi sono propizi per una breve riflessione sulla storia millenaria d’Italia: l’importanza del Nord Italia, la scelta Francia-Germania, il ruolo del Meridione, il concreto rischio di una nuova lunga “decadenza guelfa”.

Rinascita ghibellina o nuova decadenza guelfa

Con l’incombere dell’autunno 2022, l’Italia si avvicina alla sua terza “crisi strutturale” (la prima si può collocare in coincidenza del 1917-1921 e la seconda nel 1943-1948) che segnerà l’assetto della penisola per il prossimo futuro. In occasione di questi passaggi di profondo e doloroso travaglio, è opportuno, ma anche doveroso, staccarsi dalla cronaca quotidiana per indagare quelle dinamiche più profonde della geopolitica italiana che, con la consapevolezza o meno degli attori coinvolti, decideranno anche gli sviluppi di questa crisi. Tali dinamiche sono una costante degli ultimi due millenni della storia italiana e ciclicamente si ripetono, decretando l’ascesa o la decadenza della penisola italiana.

Partiamo dal III secolo dopo Cristo, quando il propagarsi della “civiltà” verso l’Europa centro-settentrionale, inizia a spostare il bacino economico-politico dal Mediterraneo al Continente: è la fase in cui Diocleziano (244-313 d.C.) crea un sistema d’amministrazione tetrarchico dell’impero in cui Roma riveste poco più che un ruolo simbolico ed il cuore dell’Italia è già Milano (Mediolanum). Probabili cambiamenti climatici nell’Eurasia, col sopraggiungere di una prolungata fase di siccità, spingono le popolazioni dell’Europa centro-orientale verso il Reno che, fino a quel momento, aveva rappresentato la linea di divisione tra Est ed Ovest. Se l’Impero Romano d’oriente riesce a sopravvivere alle migrazioni dei popoli nordici in virtù della sua posizione, quello d’Occidente è progressivamente travolto e, nel 476 d.C., è deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo.

Nell’Europa in formazione, che si evolverà nei mille anni successivi nell’Europa delle monarchie-nazioni, bisogna ora ricreare l’unità economico-politica che era sta garantita per circa sei secoli da Roma. Gli esordi sembrano piuttosto promettenti: rovesciato Odoacre, il re degli Ostrogoti Teodorico consolida partendo “dall’Heartland” dei Balcani un regno che parte dalla Serbia e termina in Provenza, comprendendo l’intera Italia fino alla Sicilia: Italia e Francia, dove si sta consolidando il regno dei Franchi, marciano di pari passo. Dispute religiose (tra ostrogoti ariani e romani cattolici) e rivalità marittime, causano però la convergenza tra papato e Impero bizantino che sarà letale al regno Ostrogoto. Inizia così quell’alleanza tra Chiesa e potenze mediterranee “periferiche” che tanti danni causerà alla penisola nella storia successiva.

Attorno al VII secolo d.C. il ruolo di potenza “nordica” organizzatrice è assunto dai longobardi che, partendo dalla loro capitale Pavia, contendono alla potenza “periferica” dei bizantini il controllo dell’Italia. Nella corsa verso gli Stati-Nazione l’Italia non è ancora indietro. Letale, purtroppo, risulta la prima “chiamata” dei francesi in Italia per opera della Chiesa di Roma. Per difendere il dominio temporale della Chiesa (privo di qualsiasi fondamento giuridico, data la falsità della “donazione di Costantino”, smontata prima sul piano logico da Dante – De Monarchia -, e poi su quello filologico dallo studioso Lorenzo Valla), papa Adriano chiama infatti in Italia il re dei Franchi Carlomagno che, con la battaglia dell Chiuse (773 d.C), pone termine all’esperimento longobardo. L’alleanza tra Chiesa e “potenze periferiche” si consolida e, d’ora in avanti, la Francia sarà la potenze anti-italiana per eccellenza: le basi del futuro “guelfismo”.

Di particolare interesse è l’esperienza dei Normanni che riescono ad invertire il processo di decadenza già allora intrapreso dal Meridione d’Italia: tra papato e Impero bizantino, questi marinai nordici creano infatti un dinamico ed aggressivo regno che comprende Sud Italia, Sicilia e, sopratutto, Tunisia e Tripoli. All’apice della potenza normanna, col regno di Ruggiero II (1095-1154), la Sicilia torna quindi ad essere il centro propulsivo di una potenza marittima che si irradia nel Mediterraneo. L’eredità dei Normanni è raccolta dagli Svevi originari della Baviera, l’ultima potenza “nordica” a tentare di organizzare l’Italia nel corso del Medio Evo. Federico Barbarossa (1155-1190) restaura l’autorità imperiale nella penisola ed il nipote Federico II di Svevia crea nel sud-Italia una vivace realtà politica che proietta la propria forza economico-politico-militare in Africa e nel Medio Oriente. La soluzione “ghibellina”, un’Italia che sia la proiezione politica indiretta o diretta della Germania nel Mediterraneo, è l’unica che consenta lo sviluppo della potenza italiana nel Mediterraneo e la crescita politico-economica del Meridione. I sogni di Federico II di unificare l’Italia sono però sventati dal solito papato e dalla fazione “guelfa” a lui fedele. Alla dinamica dinastia degli Svevi, subentra in Sicilia quella francese degli Angiò e la decadenza del Meridione riprende inesorabile.

Il Rinascimento costituisce certamente un nuovo periodo felice per l’Italia che si ritrova nuovamente all’avanguardia d’Europa per quanto concerne l’economia, la cultura, l’arte e la tecnologia. Tuttavia, l’assetto italiano è costituito da un precario equilibrio di signorie che si auto-contengono a vicenda: all’esterno, nel frattempo, si consolidano le grandi-monarchie nazione. La discesa in Italia del solito francese, re Carlo VIII, che varca le Alpi per rivendicare i possedimenti in Meridione, è il primo campanello d’allarme per le penisola (1498). Un acuto osservatore come Machiavelli nota le triste condizioni in cui versa l’Italia e ripone le proprie speranze nel “principe” Cesare Borgia, la cui possibilità di creare un potente regno in Italia è legata al legame filiale diretto con papa Alessandro VI: la morte di quest’ultimo determina le sconfitta dello spregiudicato duca Valentino.

Lo spostarsi dei traffici verso l’Oceano Atlantico e l’affermarsi della potenza ottomana in Medio Oriente, decretano una battuta d’arresto per i traffici delle repubbliche marinare e Venezia in particolare. La Serenissima pensa di poter compensare la perdita sui mari con le conquista nell’entroterra, spingendo progressivamente i propri possedimenti fino al Lago di Garda: un’altra potenza organizzatrice “nordica” si profila quindi all’orizzonte e, prontamente, il papato crea una coalizione per scongiurare un’egemonia veneziana dell’Italia (Lega di Cambrai del 1508).

Nello scontro tra Carlo V e Francia per l’egemonia continentale, riemerge la tradizione tendenza “guelfa” a giocare la carta francese contro l’impero: papa Clemente VII crea un coalizione anti-imperiale che conduce nel 1527 al sacco di Roma. La Francia, ad ogni modo, vede frustrati i propri disegni egemonici sull’Italia, dove resta incontrastata la supremazia degli Asburgo. Il Seicento coincide con le guerre di religione che hanno il proprio baricentro nell’Europa centrale: l’eclissi della Germania come potenza coincide con l’eclissi politica dell’Italia. Nel corso del Settecento, Germania e Italia sono poco più che pedine nello scontro tra Francia e Inghilterra per l’egemonia mondiale.

In funzione anti-francese, la stessa Inghilterra favorisce nel corso dell’Ottocento il “risorgimento” di Italia e Germania. Per unificare la penisola (1861) è scelta come potenza organizzatrice “nordica” il Piemonte. I rigurgiti di “guelfismo” franco-pontificio sono soffocati nel 1870 con la nascita del Reich e la sconfitta di Sedan, che coincide con la conquista di Roma: la capitale, così, è spostata su pressione esterna in un centro “meridionale” che aveva smesso di pulsare qualsiasi vitalità politica da più di millennio. Un errore geopolitico di cui l’Italia paga tutt’ora le conseguenze.

La storia dell’Italia unità è un’alternanza di guelfismo e ghibellismo secondo gli interessi dell’Inghilterra. “Ghibellina” fu la soluzione della Triplice Alleanza che unì nel 1882 Germania, Austria e Italia, garantendo a questa una nuova proiezione in Africa settentrionale (conquista della Libia del 1912) come ai tempi dei Normanni e degli Svevi. “Guelfa” fu la soluzione di trascinare l’Italia in guerra contro gli Imperi Centrali nel 1915, a fianco di Francia ed Inghilterra: un sanguinoso conflitto che garantì pochissime soddisfazioni e molte frustrazioni all’Italia. “Ghibellina”, seppur a malincuore, fu la scelta dell’Italia fascista di legarsi alla Germania nel 1936, scelta che comunque permise all’Italia di giocare un ruolo, seppur effimero, di potenza mondiale nel Mediterraneo e in Africa. La Prima Repubblica (1946-1992) fu un’epoca di guelfismo mitigato dalle ultime vestigia del ghibellinismo fascista (politica mediterranea e collaborazione con l’impero continentale di turno, l’URSS).

La Seconda Repubblica (1992-presente) è un’epoca di guelfismo spinto e, perciò, di decadenza accelerata dal Paese. Segni distintivi del periodo “guelfo” sono la crescente influenza politico-militare-economica della Francia in Italia (sancita dal Trattato del Quirinale), la sempre maggiore ininfluenza dell’Italia nel Mediterraneo (perdita dello sbocco africano dopo la guerra libica del 2011) ed il contributo, più o meno attivo, dato dalla Chiesa di tendenze “progressite” alla scomparsa dell’Italia come fattore di potenza. Come in ogni epoca di guelfismo, la decadenza è più accentuata nel Meridione d’Italia, privato della sua funzione di “ponte” verso l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia. Difficile dire se, e in che misura, tale periodo di decadenza sarà invertibile, ma dalla nostra analisi emergono alcuni punti per farlo. Il centro amministrativo Paese deve essere nuovamente spostato a Settentrione, nella Pianura Padana, ed una più stretta collaborazione politico-economico-militare con la Germania deve essere cercata per contenere le mire della Francia e delle potenze anglosassoni. Solo una nuova epoca di ghibellinismo potrà, infine, restituire all’Italia una dimensione mediterranea ed arrestare il declino del Meridione.

Federico Dezzani