Editoriali

Se vince Meloni, solo Tremonti in versione Fdi può salvare l’Italia

La reazione scomposta ed anche isterica dei vertici di Fdi di fronte agli avvertimenti di un quotidiano russo dimostra, ancora una volta, che ha ragione Cardini quando parla di una “classe dirigente infima”. Però non va dimenticato che, questa volta, Giorgia Meloni non si è limitata a mettere in lista cognati e miracolati. Ma ha inserito anche personaggi che avrebbero la credibilità necessaria per guidare il prossimo governo liberato dai cachmerini della gauche privata del caviale.

Non tanto il competente ma noiosissimo Marcello Pera quanto, piuttosto, l’ancora brillante (anche se non giovanissimo) Giulio Tremonti. L’uomo della “finanza creativa” e l’Italia, in questa fase, ha bisogno di tutta la creatività possibile per affrontare la drammatica crisi economica da affrontare in autunno a causa delle deliranti sanzioni applicate contro Mosca per compiacere il padrone americano.

Senza qualche colpo di genio tremontiano ci ritroveremo in inverno – come sostiene Berlusconi – con un cappotto ed una candela. Sperando che Erdogan –  “il signore degli angoli vuoti”, come lo ha definito Riccardo Migliori, presidente emerito dell’Osce e politico proveniente dalla stessa parte di Meloni ma con una preparazione internazionale infinitamente superiore a quella dell’attuale classe dirigente – riesca a far raggiungere un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev e conseguente riduzione del prezzo dell’energia. Perché se Fdi punterà su Giulio Terzi di Sant’Agata come responsabile della Farnesina, i rapporti tra Italia e Russia resteranno pessimi e saranno le famiglie italiane a pagare il prezzo di ottusità e servilismo nei confronti di Washington. Sperando che il becero atlantismo non porti a conflitti economici anche con India, Cina, Turchia, Egitto, Argentina, Brasile, Sudafrica.

Logica vorrebbe che Tremonti si occupasse di ministeri economici e finanziari. Vero, ma con una eventuale presidenza del consiglio affidata a qualche maggiordomo di Biden diventa impossibile realizzare una politica economica che non penalizzi in modo drammatico le famiglie italiane. Dunque meglio che a Palazzo Chigi vada qualcuno in grado di dialogare con il mondo, invece di litigare con chiunque non sia alle dipendenze di Washington. Così come sarebbe il caso di recuperare personaggi dalle grandi competenze internazionali ed economiche come Michele Geraci.

E tutto ciò rispondendo alle sollecitazioni di Pietrangelo Buttafuoco che sostiene la necessità di aiutare  Giorgia Meloni a governare. Peccato che, per aiutare qualcuno, sia indispensabile che voglia essere aiutato. L’infima classe dirigente non sembra particolarmente disponibile ad accettare consigli. Anche perché i potenziali consiglieri di valore procedono su strade diverse. A partire da Marcello Veneziani che, in un ottimo articolo pubblicato su La Verità, mette in dubbio il ruolo della Nato e, ancor più, il servilismo italiano nei confronti di questa organizzazione che mira a tutelare gli interessi statunitensi. E Veneziani è probabilmente l’unico intellettuale “quasi” organico.

Davvero Buttafuoco è convinto che cognati e miracolati siano interessati a questi consigli ed a questi consiglieri? Davvero l’infima classe dirigente è interessata a cambiare rotta sulla propria inesistente politica culturale? Sull’asservimento in politica estera? Sulla dipendenza da Confindustria in politica economica? Magari Pietrangelo sa cose che gli altri umani ignorano. Ma, dall’esterno, cognati e miracolati non paiono così interessati ad imparare qualcosa.

Riguardo l'autore

augustograndi

Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

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