Persino l’atlantista Economist ha capito che le sanzioni alla Russia rovinano l’Europa. Gli atlantisti italiani no

Curiosamente i media di regime non si sono accorti delle ultime prese di posizione dell’Economist. Eppure la testata è una delle loro preferite. Liberal, iper atlantista,  una sorta di Bibbia per i disinformatori italiani. Questa volta no. Perché, come sottolinea l’ambasciatore Carlo Marsili, l’Economist ha scoperto che le sanzioni contro la Russia imposte dagli americani ed applicate dai maggiordomi europei stanno danneggiando soprattutto gli europei. Tafazzi, se all’Economist sapessero di chi si tratta.

Però i media italiani non si accodano. Più atlantisti degli atlantisti. Eroicamente, sino all’ultimo vecchietto italiano morto di freddo e di fame. Tanto a loro non frega nulla del vecchietto. Dunque il Corriere racconta che abbiamo già obbligato Putin a bruciare il gas che non ci vuole vendere. Sì, aumenta l’inquinamento, ma per la gloria di Biden e Zelensky si può ben dimenticare la noiosa Greta ed i fastidiosi ambientalisti. E poco importa, al Corriere, se nelle compagnie straniere che ci vendono il gas a prezzo altissimo figurano azionisti russi. Quello che Putin non incassa da una parte, lo riceve dall’altra.

Il problema, però, non è la Russia. È l’Italia. È la mancanza di gas per il riscaldamento delle case, per far funzionare le aziende, per fornire l’elettricità che non è solo idroelettrica. Per far vivere negozi, per evitare che la speculazione giustifichi assurdi aumenti di prezzo in ogni ambito.

Al Corriere non interessano gli italiani. All’ambasciatore Marsili sì. E dunque chiede che l’Europa si sieda al tavolo con la Russia per delle trattative vere. Che non sono la farsa del “Voi tornate indietro, lasciate agli ucraini le terre russofone e russofili, regalate anche la Crimea (che sino al 1954 era russa) e noi, in cambio, vi paghiamo meno il gas”. Un affarone!

Ovvio che, su queste basi, non si possa arrivare ad alcun risultato. Perché il dato di realtà non può essere ignorato. E non si può ignorare che la guerra di fatto, dichiarata da Roma a Mosca con l’invio di armi a Zelensky, ha portato alla prima fase di un disastro economico destinato ad acuirsi. In Italia, prima che in Russia. Adesso il Corriere insiste affinché gli italiani affrontino con gaiezza eventuali razionamenti dell’energia e tutti gli aumenti dei prezzi che porteranno in povertà milioni di persone. Perché, dopo, Putin sarà costretto a cedere. Come se non ci fossero Paesi con più della metà della popolazione del mondo che non hanno varato le sanzioni e che continuano a commerciare con la Russia. Marsili lo sa, il Corriere no.