L’amore per l’Italia, il rapporto con Trapattoni, la carriera da allenatore: la storia di Jürgen Klinsmann

JÜRGEN KLINSMANN, IL TEDESCO CHE AMA L’ITALIA Nella foto: Pierfrancesco ARCHETTI, Jürgen KLINSMANN Festival dello Sport Sala Depero Trento, 23 settembre 2022

In Sala Depero, nella seconda giornata del Festival dello Sport, Klinsmann ha raccontato la sua storia: l’approdo all’Inter nel 1989, la vittoria del Campionato del mondo a Roma nel 1990 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona, il rapporto con Giovanni Trapattoni, poi le altre esperienze in giro per il mondo tra Francia, Inghilterra e Germania, dove ha iniziato la sua carriera con lo Stoccarda. Un calciatore che ha sempre preso la propria carriera con leggerezza, in cui per dodici anni ha giocato anche per la Nazionale tedesca, che si ritrovò poi ad allenare nel 2006, quando a trionfare contro di lui in semifinale fu l’Italia (2 a 0) con i gol di Fabio Grosso e Alessandro Del Piero.

Quando Jürgen Klinsmann è stato acquistato dall’Inter nel 1989, non immaginava che l’esperienza italiana lo avrebbe cambiato per sempre. Ho capito, ha spiegato l’ex giocatore del campionato italiano, che fin da subito avrei dovuto prendere le persone semplicemente per come sono e non in modo “tedesco”, cioè come volevo che fossero.

Con l’Inter, Klinsmann riesce a conquistare una Supercoppa italiana e una Coppa UEFA, prima di trasferirsi al Monaco, in Francia. Ma nel 1990, l’ex Stoccarda riesce a raggiungere il punto più alto della propria carriera da calciatore, vincendo il Mondiale di Roma contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. Un Campionato del mondo che abbiamo meritato di vincere, ha aggiunto Klinsmann, ma soprattutto ho capito che questi momenti non sono importanti solo per chi li vive in prima persona, ma anche per tutti coloro che lo hanno visto in televisione o allo stadio. La mia carriera mi ha permesso di realizzare che Roma è stato un momento indimenticabile, ha aggiunto ancora. 

Episodi divertenti sono stati invece raccontati rispetto al rapporto con l’allenatore italiano Giovanni Trapattoni, avuto come mister prima all’Inter e poi al Bayern Monaco. Mi diceva che dovevo smetterla di studiare italiano perchè rischiavo di distrarmi dagli allenamenti, ha raccontato divertito Klinsmann, e poi il suo gioco era chiaro: gol, catenaccio e difesa a oltranza!

Ma con Trapattoni ci sono stati anche momenti di tensione, ha aggiunto l’ex calciatore, come quella volta che venne sostituito e calciò con forza (rompendola) una “batteria” a bordo campo, dando modo ai fotografi di scattare una foto diventata iconica in Germania. Poi ho chiesto scusa piangendo, ha aggiunto Klinsmann, ma da quel momento ho capito che non volevo più restare al Bayern Monaco.

Terminata la carriera da calciatore, per Jürgen Klinsmann si è presentata l’opportunità di allenare la nazionale tedesca, con la quale ha raggiunto la semifinale nei Campionati del mondo “di casa”: la sconfitta a Dortmund per 2 a 0 contro l’Italia di Marcello Lippi (reti di Grosso e Del Piero) però è stata forse il momento più importante del suo breve periodo da allenatore della Germania. Credo che perdere quella partita sia stato fondamentale, ha spiegato Klinsmann, perchè ha comunque messo in luce un cambiamento incredibile nella “faccia” della Germania.

Sicuramente avremmo vinto se non ci fosse stata l’Italia, ha concluso, ma ancora oggi vedo Del Piero a Los Angeles e scherziamo su quella partita, in cui siamo stati leggermente inferiori. E per il Mondiale in Qatar, l’obiettivo minimo della Germania deve essere la semifinale. 

(us)