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Parla il sottosegretario alla Salute, Sileri: “momento più duro della mia esperienza a marzo 2020, non ho niente da rimproverarmi”

Sul momento più duro della sua esperienza, invece, ha specificato: "Il momento più duro e doloroso è stato i primi di marzo del 2020, con i colleghi che mi raccontavano ciò che accadeva negli ospedali.

Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta da Gianluca
Fabi ed Emanuela Valente su Radio Cusano Campus per parlare, tra le varie, del suo abbandono alla politica e, più nello specifico, del Covid e della sanità italiana.

Sileri ha esordito proprio parlando del suo abbandono alla politica: “Io ho sempre interpretato il mio ruolo come un contratto di lavoro a tempo determinato. Avevo un incarico, l’ho svolto come ho sempre svolto gli altri lavoro. E adesso proseguirò con il mio lavoro precedente”.

Sul momento più duro della sua esperienza, invece, ha specificato: “Il momento più duro e doloroso è stato i primi di marzo del 2020, con i colleghi che mi raccontavano ciò che accadeva negli ospedali. Quella è stata la settimana più intensa dal punto di vista del dolore provato. E’ stato dura in alcuni momenti lottare contro la burocrazia. E’ difficile far capire a chi sta dietro le carte che quello che tu fai serve a far stare meglio le persone. Difficile dire cosa rifarei e cosa non rifarei perché ho fatto tutto in scienza e coscienza. E’ evidente che alcune cose si potevano fare prima, però non mi vengono in mente cose per cui dire: lì abbiamo sbagliato di grosso. Ho accusato pubblicamente quelli che secondo me erano errori e sottovalutazioni”.

Proseguendo, il sottosegretario alla Salute ha parlato di covid e della sanità. “Il covid è stato un acceleratore di processi di cambiamento buoni. Se non ci fosse stato il covid, probabilmente quei cambiamenti che abbiamo impostato non ci sarebbero stati. Il dispiacere è vedere che oggi si parla un po’ troppo poco di sanità. Spero che coloro che governeranno possano fare quei cambiamenti che sono nell’aria, mettendo la persona che lavora nel SSN al centro di tutto. Spero che possano governare per 5 anni, perché non si possono cambiare tre governi in quattro anni. Non è pensabile fare riforme ogni 14 mesi. Si è votato, gli italiani hanno deciso che vogliono stabilità e la stabilità consente continuità, quella continuità che da anni non c’è”.

Infine, Pierpaolo Sileri ha risposto alla domanda “Se la Meloni chiamasse Sileri per il Ministero della Salute”, affermando: “E’
inverosimile la cosa. Io sono una persona che ha sempre servito le istituzioni, quindi è chiaro che servire la nazione è sempre un atto
dovuto, chiunque te lo chieda, a parte Putin. Ma lo Stato si può servire in tanti modi. La mia estrazione politica è sempre stata di
centrodestra, una cosa del genere mi metterebbe un attimo in conflitto con la mia decisione di tornare a fare il medico, quindi ascolterei la proposta, ma la ritengo inverosimile”.

Secolo Trentino